QUEEN

La band era originariamente composta dal bassista John Deacon, da chitarrista Brian May, dal batterista Roger Taylor e dal cantante Freddie Mercury. Il gruppo Queen nasce nel 1971 e, nel 1973, firmano il loro primo contratto con un’etichetta discografica, la EMI. Nello stesso anno pubblicano il loro primo album QUEEN ed intraprendono un grande tour per tutto il Regno Unito. Nel 1974 pubblicano QUEEN II, la seconda parte del primo disco. Il successo in quel momento sembra essere tutto inglese ma, con la pubblicazione di Sheer Heart Attack, il loro successo si espande anche oltreoceano.

Nel 1975 pubblicano A Night At The Opera che contiene la superhit Bohemian Rhapsody. Si tratta di un successo enorme. La canzone resta in vetta alle classifiche per settimane e consolida la posizione della band come uno dei gruppi più validi e talentuosi di quei tempi. I tour si fanno sempre più importanti e lunghi espandendosi sia negli Stati Uniti che in Giappone per la gioia dei fans di tutto il mondo.

Nel 1971 a Londra, si forma una della band che hanno influenzato sicuramente la storia della musica internazionale. Con le loro hit come “Bohemian Rhapsody”, “We are the Champions”, Crazy Little Thing Called Love” e tante altre i Queen, capitanati dal leggendario Freddie Mercury, devono il loro enorme successo alla capacita’ di incorporare generi diversi nella loro musica e di aver cosi’ influenzato numerosi artisti, del loro e dei nostri tempi. Scopriamo allora insieme le parti salienti della carriera di questa storica band. Ripercorriamo la storia dei Queen.

La band era originariamente composta dal bassista John Deacon, da chitarrista Brian May, dal batterista Roger Taylor e dal cantante Freddie Mercury. Il gruppo Queen nasce nel 1971 e, nel 1973, firmano il loro primo contratto con un’etichetta discografica, la EMI. Nello stesso anno pubblicano il loro primo album QUEEN ed intraprendono un grande tour per tutto il Regno Unito. Nel 1974 pubblicano QUEEN II, la seconda parte del primo disco. Il successo in quel momento sembra essere tutto inglese ma, con la pubblicazione di Sheer Heart Attack, il loro successo si espande anche oltreoceano.

 

Nel 1975 pubblicano A Night At The Opera che contiene la superhit Bohemian Rhapsody. Si tratta di un successo enorme. La canzone resta in vetta alle classifiche per settimane e consolida la posizione della band come uno dei gruppi più validi e talentuosi di quei tempi. I tour si fanno sempre più importanti e lunghi espandendosi sia negli Stati Uniti che in Giappone per la gioia dei fans di tutto il mondo.

 

I successi non si contano più, cosi’ come le apparizioni live della band.  Nel 1981 pubblicano svariati Greatest Hits.

Nel 1984 il singolo Radio Ga Ga diviene un successo mondiale, raggiungendo la vetta delle classifiche di ben 19 paesi, cosi’ come I Want To Break Free.  Fanno la storia nel 1985 con la loro apparizione al Live Aid al Wembley Stadium, consacrandosi maestri indiscussi del rock.

 

Il 23 novmbre del 1991 Freddie Mercury annuncia al mondo di avere l’Aids e, il giorno dopo, muore nella sia casa circondato da famigliari e amici. Quella di Mercury è una delle perdite più grandi nel mondo della musica. Tantissimi sono i continui tributi alla stella e al simbolo indiscusso della band. Le ripubblicazioni degli album salienti della carriera dei Queen ebbero enorme successo.

 

Brian e Roger (rispettivamente chitarrista e batterista storici della band), sono divenuti ambasciatori per il Nelson Mandela 46664 HIV-AIDS, campagna di sensibilizzazione di queste malattie e hanno partecipato a numerosi concerti di beneficenza. Hanno anche rimesso la macchina “Queen” in funzione, riportando la band in tour nel 2005 (assente dai concerti itineranti dal 1986). A loro si è unito il cantante Paul Rodgers ma, è inutile prendersi in giro, la figura di Freddie Mercury è davvero difficile da dimenticare.

 

CURIOSITA’:

1.Il vero nome di Freddie Mercury è Farrokh Bulsara. Il cantante, di fatti, era naturalizzato Inglese poichè trasferitosi giovanissimo a Londra a causa della Rivoluzione di Zanzibar, ma in verità è di origine Africane (essendo nato proprio a Zanzibar). Il suo nome d’arte era una combinazione di nomi: scelse Freddie poichè da piccolo veniva sempre chiamato così dai suoi amici e Mercury in onore del Dio Mercurio, il messaggero del pantheon degli dei Greci.

  1. Il logo della band è stato disegnato da Freddie Mercury e raffigura i quattro segni zodiacali dei membri (due leoni per John Deacon e Roger Taylor, un granchio per il segno del Cancro di Brian May e due fate per il segno della vergine di Freddie), la lettera Q con al suo interno una corona e una fenice che sormonta il tutto.
  2. Brian May ha un PhD in astrofisica ottenuto all’Imperial College di Londra.
  3. John Deacon non è mai apparso come lead vocals in nessuna traccia dei Queen.
  4. La canzone Delilah, inclusa nell’album Innuendo del 1991, è dedicata alla gatta di Freddie Mercury.
  5. I video di We Will Rock You e Spread Your Wings sono stati girati nel giardino di casa di Roger Taylor.
  6. Brian May ha costruito la sua chitarra Red Special usando anche dei pezzi di un camino dell’800.
  7. Il video di I Want to Break Free è ispirato alla soap opera inglese Coronation Street.
  8. Brian May suona la chitarra non con un semplice plettro, ma con una moneta: una sixpence.
  9. Freddie Mercury dichiarò pubblicamente di essere affetto da AIDS il 23 novembre 1991. Morì il giorno dopo, il 24 novembre 1991, a Londra.
  10. La collaborazione con David Bowie per il brano Under Pressure non fu intenzionale. E allora come successe? Per caso? Beh, si. Bowie si trovò casualmente negli stessi studios in la band stava registrando la canzone, il cantante si fermò a sentirla, da cosa nasce cosa e il resto è storia.
  11. Se oggi noi tutti possiamo godere del brano Another One Bites The Dust, lo dobbiamo a Michael Jackson. La band aveva la canzone già belleppronta, ma non si sentiva ancora di usarlo perché non era sicura che sarebbe piaciuto alle genti. Così, ritrovatosi con il Re del Pop in un backstage di uno stadio di Los Angeles, Jackson si mise a parlare con i Queen dei reciproci progetti futuri e saltò fuori che il gruppo c’aveva in ballo sta canzone che non sapeva se pubblicare o meno. Quando Michael Jackson la sentì, consigliò caldamente la pubblicazione. Anche qui, il resto è storia.
  1. Tutti i membri dei Queen sono laureati. Di fatti, i quattro non erano sicuri che la loro carriera musicale andasse a buon fine, così (per pararsi i ciàpètt) decisero di concludere i loro corsi di laurea e avere una rete di salvataggio in caso di fallimento del “progetto Queen”; precisamente, i componenti della band Inglese avevano conseguito una laurea in: Astrologia (Brian May), Biologia (Roger Taylor), Elettronica (John Deacon) e Fashion Design (Freddie Mercury).

 

SIGNIFICATO NOME:

Vi siete mai chiesti perché i Queen si chiamano così? Idea di Freddie Mercury. Il loro nome equivale all’appellativo inglese per Regina, giocando sul doppio significato del termine, usato sia per indicare la Regina Madre, sia per indicare nel gergo inglese le prostitute…ma anche la parte passiva di un rapporto omosessuale.

I BRANI MIGLIORI:

Bohemian rhapsody (A night at the opera, 1975)

«Rapsodia è il termine con cui in musica si definisce una composizione musicale libera, ovvero una composizione che non segua alcuno schema prestabilito» dice Wikipedia. Io mi immagino che un giorno i Queen siano stati intervistati da uno che non ne sapeva niente e che aveva chiesto «ma cosa sarebbe questo rock sinfonico?». E che loro gli abbiano improvvisato questa canzone, dove succede qualsiasi cosa. Pare che a registrarla, con l’orchestra e tutto, ci abbiano messo tre settimane. Il coro fu realizzato facendo registrare le parti ai membri della band decine di volte. “Galileo, Galileo, Galileo Figarooooooooo! Ma-gni-fico!”. Per evitare di andare a Top of the Pops a cantarla in playback ne fecero un video piuttosto semplice e notturno che è ritenuto il capostipite dei videoclip promozionali. Quando lasciò il primo posto nelle classifiche inglesi, fu rimpiazzata da “Mamma mia” degli Abba: l’espressione “Mamma mia” era anche nel testo di “Bohemian rhapsody” ed evidentemente toccava qualche corda del pubblico britannico.

 

Somebody to love (A day at the races, 1976)

Festa di canti e controcanti gospel, ascoltare “Somebody to love” è come guardare un bel film al cinema. Brian May spiegò poi che il loro modello era Aretha Franklin. “Non ho il tocco, non ho ritmo, perdo sempre il tempo”, è una discreta dimostrazione di umiltà.

 

We are the champions (News of the world, 1977)

“We are the champions” è stata devastata dall’abuso criminale che ne viene fatto negli stadi di tutto il mondo – e in tutto questo, resta fantastica – ma bisognava aspettarselo, e lo stesso Freddie Mercury dichiarò poi di aver avuto in mente esattamente una cosa sportiva, pur mettendoci dell’autobiografica celebrazione dei propri successi: “ma non è stato un letto di rose…”.

 

We will rock you (News of the world, 1977)

Anche questa la scrissero pensando di metter su un bel casino col pubblico ai concerti. Andarono in una chiesa sconsacrata e pestarono forte con i piedi e con le mani, creando una roba rock unica e ormai celeberrima. Uscì come lato B di “We are the champions” (diventando un altro classico da eventi sportivi) e sono spesso rimaste associate nelle esecuzioni dal vivo.

Don’t stop me now (Jazz, 1978)

“Burnin’ through the sky…”. Una delle più grandi canzoni da autoesaltazione della storia del rock, con Mercury scatenato e un pianoforte a pieni polmoni. Un’altra delle loro cose fatte apposta per portarsi via tutto lo stadio nei concerti, ma più pop e solare: “Don’t stop me now, I’m havin’ such a good time, I’m havin’ a ball!”.

 

Bycicle race (Jazz, 1978)

Un’altra performance sportiva, questa volta ispirata dal Tour de France, con tanto di campanelli. La strofa è un po’ stressante, ma il refrain beatlesiano è meraviglioso: “bycicle races are coming your way, so forget all your duties, oh yeah!”. Il lato B del 45 giri era “Fat bottomed girls” (che è anche un verso della stessa “Bycicle race”), traducibile con “ragazze culone” (“ragazze culone, siete voi a far girare il mondo del rock!”). Per girare una clip e fare delle foto per la copertina, fu allestito un set con sessantacinque modelle nude in bicicletta.

 

Another one bites the dust (The game, 1980)

Aggressivo e ansioso pezzo funkeggiante scritto, arrangiato e suonato quasi interamente da John Deacon, con un andamento sincopato strano, che o lo ami o lo odi. Roger Taylor, il batterista dei Queen, lo odiava, malgrado sia tutto ritmo. Michael Jackson – che lo sentì in concerto – lo amava, e dalla sua insistenza la band si convinse a farne un singolo. Che diventò il suo più grande successo americano di sempre.

 

Under pressure (Hot space, 1982)

Io me lo ricordo, quando si seppe che David Bowie aveva fatto una canzone con i Queen. Fu come se oggi uscisse una canzone di Madonna con i REM. Gli uni e l’altro fanno faville, appassionatamente, e il giro di basso è stato definito il migliore della storia del rock: David Bowie e John Deacon se ne sono sempre attribuiti l’un l’altro la creazione.

 

I want to break free (The works, 1984)

È quella del video dove sono travestiti da casalinghe e Mercury passa l’aspirapolvere, che suscitò reazioni sdegnate e censorie (in effetti, erano inguardabili, soprattutto lui con i baffoni e la mini): una parodia tutta inglese di una soap opera televisiva locale.