R.E.M.

I R.E.M. sono stati un gruppo rock statunitense attivo dal 1980 al 2011. Formatosi ad Athens (Georgia) il 5 aprile 1980 (data riconosciuta dalla stessa band come atto di fondazione vera e propria del gruppo, che provava assieme sotto diversi nomi già dal 1979), la sigla R.E.M. sta per rapid eye movement, la fase del sonno in cui si sogna; i componenti del gruppo scelsero tale nome anche perché “suonava bene”. La pronuncia inglese è lettera per lettera , ma in italiano viene generalmente pronunciata come acronimo (“rèm”).Nell’arco degli ultimi 25 anni, i R.E.M. sono stati riconosciuti come uno dei gruppi più importanti per la definizione dell’estetica della musica underground e indie degli Stati Uniti. La loro influenza, infatti, si estende ancora oggi su moltissime formazioni, etichette e scene musicali.Il gruppo ha virtualmente definito l’espressione “rock alternativo” degli anni ottanta (college rock) , dimostrando alle stazioni radio, un po’ alla volta, che trasmettere brani con prevalente uso delle chitarre non era una cosa negativa.Nella loro trentennale carriera hanno venduto all’incirca 85 milioni di dischi.John Michael Stipe Leader del gruppo nasce a Decatur, in Georgia, Usa, il 4 gennaio del 1960. Cantante americano, è il leader indiscusso del celebre e acclamato gruppo rock dei R.E.M., di cui è autore anche di gran parte dei brani, nei quali è riconoscibile lo stile immaginifico che da sempre li ha accompagnati. Appassionato di arte visuale, che non manca di praticare per proprio conto, fotografo, produttore cinematografico, è spesso curatore di molti aspetti grafici riguardanti i progetti della sua band, si tratti di copertine, di scenografie o di altro.Studente d’arte, Stipe si appassiona alla musica ascoltando la grande artista Patti Smith. È l’album “Horses” nel 1975 ad aprirgli la strada della musica, di cui si innamora perdutamente. Il giovane Michael all’epoca ha appena quindici anni, ma gli bastano per intravedere nella cantante statunitense e nel suo lavoro discografico una vera e propria svolta. “Horses” infatti, è il primo disco di Patti Smith, ed è considerato una pietra miliare nella storia del rock, tale da aver aperto la strada a nuove sonorità, come lo stesso punk, mediante un nuovo linguaggio musicale. Questo modo di fare rock diventa, di fatto, la grande ispirazione del futuro fondatore dei R.E.M.Tra la fine del periodo scolastico e i primi anni ’80, Stipe si dà da fare come studente d’arte, cercando la sua strada ora nella musica, ora nelle performance d’arte visiva. Contemporaneamente, intorno al 1979, in un momento in cui in America imperversano le importazioni di rock e new wave britannico, Michael Stipe cerca di uscire dal recinto delle cosiddette “college band” e, con i suoi R.E.M., che prendono il nome dalla fase del sonno veloce caratterizzata dal rapido movimento della pupilla (come si evince dalla sigla stessa), si butta on the road, per confrontarsi in giro e con qualsiasi tipo di pubblico.Tra 1980 e il 1982, a bordo di un furgoncino “Dodge” modello 1975, senza un soldo in tasca, la band guidata da Stipe fa il giro degli States, suonando un po’ dovunque gli capiti. Suonano nei luoghi più malfamati del Sud, fino ad esibirsi anche nella base aerea militare di Wichita Falls, in Texas, dove ricevono la dura accoglienza dei marines.Ad ogni modo, nel 1982 arriva la prima uscita discografica del gruppo, dopo il singolo “Radio Free Europe”, ed è il disco “Chronic Town”, nel quale compaiono già alcuni brani che esprimono lo stile della band, a quel tempo ancora non proprio matura ma già di grande talento.L’album della svolta è “Murmur”, il quale arriva esattamente l’anno dopo. È una svolta non solo per Stipe e gli altri, ma per l’intero rock a stelle e strisce. La nota rivista musicale “Rolling Stone” lo consacra immediatamente “disco dell’anno”, sopra ai colossi commerciali “Thriller” di Michael Jackson e “Synchronicity” dei Police (di Sting). Il merito non è solo del leader della band, ma anche del talento dei suoi musicisti, come il chitarrista Peter Buck, il bassista Mike Mills, il batterista Bill Berry: tutto si accorda al cantilenare nuovo e assolutamente inimitabile di Michael Stipe. Il mix di acustica ed elettronica, melodia e ritmo, rock e psichedelica è ben riuscito, e brani come “Radio Free Europe”, “Pilgrimage” e, soprattutto, “Talk About The Passion”, entrano letteralmente nella storia. “Murmur” diventa la pietra angolare della stessa produzione successiva della band di Stipe e, anche, di moltissimo altro indie rock futuro.

In “Reckoning”, del 1984, cresce la forza espressiva di Stipe, anche se il disco risulta essere inferiore al precedente, pur producendo alcune canzoni di successo. Stesso discorso con il lavoro del 1985, prodotto a Londra da Joe Boyd, dal titolo “Fables Of The Reconstruction”, nel quale la band perde un po’ della sua originalità, risultando talvolta di maniera. A questo punto, una svolta per i R.E.M è data dall’album “Lifes Rich Pageant”, del 1986, che consacra Stipe come dominatore della scena indie e lo lancia come cantore in difesa dell’ambiente, tema che diventa da questo momento quello predominante non solo nelle sue uscite live musicali, ma in tutte le sue apparizioni in pubblico. Impegno sociale, politico ed ambientale sono lo sfondo della canzone più importante dell’album, che in un proprio verso recita: “Uniamoci e costruiamo un nuovo paese“. È “Cuyahoga”, un vero e proprio inno ecologista, in difesa degli indiani d’America ma anche di tutte le minoranze che devono fare i conti, loro malgrado, con le trascuratezze dell’uomo moderno. È, in pratica, la strada che porterà di lì a poco Stipe a cantare “Fall on me”, canzone simbolo e punto di riferimento di tutte le lotte ambientaliste non solo degli anni ’80.

Intanto, nel 1988, Michael si dà da fare in veste di produttore discografico, interessandosi e finanziando il primo album dello storico gruppo Hugo Largo, nel quale figura anche la sua voce in un paio di brani. Arrivano anche “Document” e “Green”, rispettivamente nel 1987 e nel 1988, entrambi album importanti, soprattutto il secondo, nel quale la scelta ambientalista diventa ormai una fede manifesta.

Il boom internazionale poi, giunge durante la prima guerra del Golfo, dopo anni e anni di politica e lotte sociali cantate dalla band, con l’album del trionfo mondiale, “Out Of Time”, datato 1991. Il disco, forte della famosissima “Losing my religion”, numero uno in Usa, vende oltre 15 milioni di copie. Nello stesso album c’è anche il valzer “Shiny Happy People”, nel quale Stipe duetta con Kate Pierson dei B-52’S, accompagnato da un videoclip molto amato dal pubblico.

L’anno dopo, è la volta del cupo e diversissimo album “Automatic For The People”, quasi rappresentato in carne dallo stesso cantante e leader della band, magro e pallido e su cui cominciano a cadere alcune dicerie, come quella, vera e confermata dallo stesso Stipe, che lo vuole omosessuale, e l’altra, mai confermata, che lo vedrebbe sieropositivo.

Il 1994 è l’anno di “Monster”, che vira verso un sound molto più forte, forse influenzato dalla nascente scena grunge, Nirvana su tutti. Verso la fine degli anni ’90, complice anche un contratto milionario con la Warner, che promette ottanta milioni a patto di un disco ogni biennio, la band si perde nettamente, anche a causa dell’uscita di scena di un loro punto di riferimento, il batterista Bill Barry. È l’inizio di un declino di qualità e vendite, con album molto al di sotto del loro talento, come “Up”, “Reveal” e “Around The Sun”. Si arriva così a “Reveal”, del 2001, che non riesce a rialzare il livello. Alla batteria c’è Joey Waronker, ma il gruppo ritrova solo vagamente il proprio piglio, come in “The lifting”. Stessa cosa per “Around The Sun”, del 2004, che ha come singolo “Leaving New York”: una ballata alla R.E.M che però non aggiunge nulla di nuovo.Nello stesso anno, alla vigilia delle elezioni presidenziali statunitensi, Michael Stipe partecipa assieme ad altri artisti statunitensi al progetto “Vote for Change”, una serie di concerti di informazione per fare da propaganda al candidato democratico John Kerry. Intanto, Stipe si lega al suo compagno, con cui vive da tempo a New York, il fotografo Thomas Dozol.

Con “Accelerate”, del 2008, la band ritrova una certa energia, interpretando in appena 35 minuti le canzoni più veloci e d’impatto della loro storia.I ritmi, però, rallentano bruscamente con l’ultimo disco “Collapse Into Now”, il quale si rivela un fiasco, anche per il tono eccessivamente meditativo. Nel frattempo però, nonostante il declino del gruppo, Michael Stipe è sempre più presente sulla scena mondiale per il suo impegno sociale e ambientale. Inoltre, si dà da fare nel mondo del cinema, producendo film d’autore, tra cui si ricordano “Velvet Goldmine” ed “Essere John Malkovich“.

È il padrino di Frances Bean Cobain, figlia di Kurt Cobain, suo grande amico, oltre che della cantante ed ex moglie del leader dei Nirvana, Courtney Love.Nel settembre del 2011, a sorpresa arriva l’annuncio dello scioglimento della band, dopo oltre trent’anni di musica insieme. Un commiato sincero, il quale viene accompagnato dall’annuncio di un ultimo disco in uscita per il 15 novembre, dal titolo “Part lies, part heart, part truth, part garbage 1982-2011”: un doppio con i migliori successi.

CURIOSITA’:

A quanto pare, il brano più triste sarebbe la – splendida – “Everybody hurts” degli R.E.M. Automatic for the people è il motto di una tavola calda. Michael Stipe, frontman dei R.E.M. e figura quasi leggendaria, ha avuto una formazione musicale come tutti noi comuni mortali. Vi siete mai chiesti cosa ascoltasse da ragazzo? Stipe stesso, più volte, ha confessato che da ragazzo era più facile che ascoltasse i Banana Splits o i Monkees, piuttosto che cose più canoniche. Un compagno della scuola d’arte ricorda che nel 1978, durante gli ultimi colpi di coda del punk, Stipe aveva una passione per il singolo “Ça Plane Pour Moi” di Plastic Bertrand: la cosa meno di trendy e cool che potesse venirti in mente! “Non è una leggenda, è vero. Il suo nome era Kathleen O’Brien ed era l’ex fidanzata di Peter Buck (il chitarrista, ndr). Lei poi ha iniziato a uscire con Bill (Berry, il futuro batterista, ndr). Peter e Bill erano a caccia di un cantante e di un chitarrista e lei sapeva che Peter e Michael (Stipe, il cantante, terzo e ultimo, ndr) stavano cercando una sezione ritmica e così li ha messi in contatto. Il loro primo concerto è stato a una festa”.

IN UN INTERVISTA: Avete da sempre un amore particolare per l’Italia, e degli amici come Francesco Virlinzi, scopritore di Carmen Consoli e creatore dell’etichetta Cyclope…

“Sì (in italiano). Francesco amava la musica e la fotografia ma è scomparso troppo presto. Quando perdi gli amici sai che devi essere felice per il tempo che hai. Ho ancora i dischi di Carmen Consoli e dei Flor De Mal, ottimi artisti”.

Barba lunga e ispida da eremita (o da senzatetto, per i più prosaici), un piercing dorato che ciondola come altro dal naso, sguardo cupo e malinconico, trincerato dietro gli occhiali neri da hipster. Così si presenta l’ex leader dei R.E.M. Michael Stipe su Instagram, in un profilo ufficiale creato qualche settimana fa, ma che già sta creando scalpore in rete. Motivo? Il cantante, di cui gli ultimi anni trascorsi in «pensione», lontano da palchi, microfoni e riflettori (il gruppo si è sciolto nel 2011 dopo 31 anni di carriera), appare irriconoscibile e invecchiato. E non solo a causa dell’età. Al suo fianco, i colleghi e amici Bono e The Edge, immortalati con lui in alcuni selfie, sembrano ragazzini. E invece sono quasi coetanei.

Molti, però, sono i commenti sbigottiti dei fan. Che si e gli domandano: «Ma cosa diavolo ti è successo, Michael?».  Qualcuno salvi il soldato R.E.M. Qualcuno lo convinca a tornare a suonare. O, almeno, a tagliarsi la barba.

SIGNIFICATO NOME:

Una sera Michael prese il dizionario e dopo i primi tentativi andati a vuoto se ne venne fuori con R.E.M. Il suono ci piaceva ma nessuno di noi sapeva che cosa volesse dire, guardammo sul dizionario: “Rapid Eye Movement”, ovvero quando dormi e al tempo stesso stai sognando: “Ok, è questo!”, eravamo tutti d’accordo”

 

I BRANI MIGLIORI:

Gardening at Night da Chronic Town, 1982

Partiamo da uno dei brani forse meno noti del gruppo, anche perché non è mai stato incluso in alcun disco ufficiale, almeno fino ai recenti best che hanno chiuso la carriera della band: Gardening at Night comparve infatti solo nel primo EP, Chronic Town, pubblicato nel 1982 dalla I.R.S., la prima vera casa discografica a metterli sotto contratto. E se anche il pezzo è stato eseguito spesso dal vivo ed inserito, in varie versioni, in raccolte di rarità, b-sides ed inediti, la sua fama è aumentata esponenzialmente tra i fan più agguerriti della band, che l’hanno reso in un certo senso il simbolo dello stile un po’ timido e un po’ pronto ad esplodere dei R.E.M. di quegli anni.Considerata da Stipe e soci come la loro prima vera canzone – tanto è vero che l’hanno suonata anche quando sono stati introdotti nella Rock and Roll Hall of Fame, nel 2007 –, Gardening at Night nacque, secondo la testimonianza del batterista Bill Berry, durante un viaggio di ritorno dopo uno dei loro primi concerti: mentre lui guidava, uno degli altri componenti del gruppo gli chiese di accostare, perché doveva mettersi a fare “giardinaggio notturno”, cioè liberare la vescica. Da lì venne lo spunto iniziale, che fu poi completato, secondo la leggenda, su un materasso posto davanti alla chiesa di Oconee Street ad Athens, in compagnia di tre accordi e una confezione da sei di birra (secondo quanto riportato questa volta da Peter Buck).

Driver 8 da Fables of the Reconstruction, 1985

Se il 1982 era stato l’anno in cui i R.E.M. avevano iniziato a farsi conoscere, il 1983 e il 1984 erano stati gli anni in cui erano diventati, improvvisamente, i capofila del college rock, una nuova ondata di musica che non si poteva più nemmeno definire solo post-punk, ma che proponeva qualcosa di veramente alternativo rispetto alla tradizione pop e rock consolidata. Murmur e Reckoning erano stati infatti due grandi successi di critica, ma gli entusiasmi vennero in parte raffreddati nel 1985, quando uscì Fables of the Reconstruction, un album atipico, che metteva da parte la ritmica jangle pop dei primi dischi per una virata quasi folk e intimista (e che per la prima e unica volta non veniva registrato negli States, ma a Londra).Il disco vendette molto bene e non fu affatto stroncato dalla critica, ma furono gli stessi membri della band, per molto tempo, a ritenerlo un disco non riuscito. Ciononostante, al suo interno si trova uno dei pezzi più rimarchevoli di quella fase della carriera dei R.E.M., Driver 8, un brano che parla dei paesaggi del sud degli Stati Uniti visti da un treno; un brano in cui ha un peso notevole il riff di chitarra, che crea un’atmosfera e un ritmo molto particolari. Tra l’altro, per stessa ammissione di Peter Buck il giro di accordi della strofa di Imitation of Life, singolo sempre dei R.E.M. del 2001, è involontariamente ripreso da quello di Driver 8, segno che il brano ha lasciato a lungo il segno sui componenti della band.

It’s the End of the World As We Know It (And I Feel Fine) da Document, 1987

L’ultima canzone del “periodo I.R.S.” che abbiamo scelto è anche la più strana e, forse, più famosa: It’s the End of the World As We Know It (And I Feel Fine), pubblicata all’interno di Document, straordinario album uscito nel 1987 e maggior successo commerciale fino a quel momento della band della Georgia. Primo disco prodotto assieme a Scott Litt, che sarebbe diventato il compagno in cabina di regia di tutti i loro maggiori successi (fino a New Adventures in Hi-Fi), l’album presentava un suono più decisamente rock rispetto ai precedenti e fu di fatto il lavoro che preparò la strada a molti dei cambiamenti che avrebbero poi permesso ai quattro di sfondare.Canzone dal testo straordinario che non a caso è stato ripreso più e più volte (anche nel titolo di un episodio di Grey’s Anatomy e nella celebre cover di Ligabue), It’s the End of the World As We Know It (And I Feel Fine) è una specie di versione moderna della famosa Subterranean Homesick Blues di Bob Dylan e nacque come evoluzione da una canzone molto simile per tempo e ritmica, a quel tempo intitolata PSA e pubblicata molti anni dopo col titolo di Bad Day. Proprio questo testo, quasi un flusso di coscienza in cui emergono alcuni elementi ricorrenti (come le persone che hanno per iniziali le lettere L. e B., come Leonard Bernstein, Leonid Brežnev, Lenny Bruce e Lester Bangs), è probabilmente il più studiato tra le sempre criptiche composizioni di Michael Stipe.

Losing My Religion da Out of Time, 1991

E ora arriviamo ai pezzi forti, ai brani che hanno catapultato i R.E.M. sulla vetta delle classifiche e per i quali sono ancora oggi maggiormente ricordati. Losing My Religion è probabilmente il più celebre tra questi, primo singolo del disco Out of Time, il secondo pubblicato dalla band – nel 1991 – per la Warner Bros. Una canzone che nacque abbastanza casualmente, visto che il tema musicale fu scritto da Peter Buck mentre riascoltava alcune registrazioni casalinghe effettuate mentre strimpellava un mandolino appena comprato; una canzone anche spesso fraintesa, almeno a livello di testo.Il titolo e il videoclip diretto da Tarsem Singh, infatti, lasciano pensare che la canzone abbia un tema religioso, ma in realtà l’espressione losing my religion è un modo di dire tipico del sud degli Stati Uniti, ed equivale a “sto perdendo la pazienza”. Nelle intenzioni di Michael Stipe, infatti, il brano sarebbe una canzone sull’amore non corrisposto, ma c’è anche da dire che le liriche del frontman raramente risultano comprensibili senza una sua adeguata spiegazione. La canzone – che la Warner non voleva assolutamente lanciare come primo singolo e uscì solo grazie alle insistenze della band – divenne il maggior successo di sempre dei R.E.M., arrivando alla posizione numero 4 della classifica USA e venendo nominata da varie riviste come una delle migliori canzoni dell’anno, spesso appena dietro Smells Like Teen Spirit dei Nirvana.

Nightswimming da Automatic for the People, 1992

Concludiamo con una canzone tratta da quello che è probabilmente l’album più bello dei R.E.M., Automatic for the People: vari sono infatti i brani che avremmo potuto estrarre dal disco del 1992, come Everybody Hurts, Man on the Moon o Drive, ma alla fine abbiamo optato per una ballata romantica e malinconica come Nightswimming, che ci sembra completi bene il quadro su una band capace di passare dalla nostalgia all’aggressività, dalla delusione al romanticismo (mai troppo melenso) nello spazio di poche note.La canzone nacque da un riff suonato al pianoforte dal bassista Mike Mills durante le sessioni di registrazione di Out of Time, un riff che attrasse l’attenzione di Michael Stipe, che decise di accompagnarlo con un testo carico di rimpianto che ricorda un’epoca giovanile in cui si andava a nuotare nudi di notte assieme agli amici. La canzone ha una struttura piuttosto semplice ma allo stesso tempo suggestivo: nella prima parte la voce di Stipe è accompagnata solo dal piano di Mills; poi si introducono un oboe – suonato da Deborah Workman – e degli archi, secondo un arrangiamento scritto da John Paul Jones, l’ex bassista dei Led Zeppelin.