THE CURE

I Cure sono un gruppo musicale post-punk inglese, i cui esordi risalgono al 1976, in piena esplosione new wave (in compagnia di gruppi come Siouxsie and the Banshees, Joy Division, Echo and the Bunnymen). La band, la cui formazione è variata più o meno regolarmente nel corso degli anni, comprendendo da un minimo di due fino ad un massimo di sei membri, ha raggiunto l’apice del successo tra la metà e la fine degli anni ottanta (soprattutto con i singoli Close to Me e Lullaby, tratti, rispettivamente, dai due album The Head on the Door del 1985 e Disintegration del 1989). Robert Smith, il cantante, chitarrista, autore dei testi e compositore di quasi tutte le musiche, nonché fondatore del gruppo, è l’unico membro ad averne sempre fatto parte fin dagli esordi.

Al luglio 2008, i Cure avevano venduto circa 28 milioni di dischi.

Formazione:

  • Robert Smith (voce, chitarra, tastiera, basso, basso a sei corde, violino)
  • Simon Gallup (basso, tastiera)
  • Jason Cooper (batteria)
  • Roger O’Donnell (tastiera)
  • Reeves Gabrels (chitarra)

CURIOSITA’:

  1. The Cure, film e pubblicità.

Robert Smith ha sempre promesso che la musica dei Cure non sarebbe mai stato utilizzata in pubblicità, anche se poi ha infranto la promessa nel 2003, quando ha autorizzato che ‘In Between Days’ venisse usata per lo spot della Fiat Punto e nel 2007 ‘Pictures Of You’ nella pubblicità delle fotocamere digitali HP.In compenso, molte canzoni dei Cure danno il titolo ad alcuni film, come ‘Boys Don’t Cry'(1999) e ‘Just Like Heaven’ (2005) e a parecchi episodi della serie tv One Tree hill: ‘To Wish Impossible Things’ (ep. 18, 1°stagione); ‘From the Edge of the Deep Green Sea’ (ep.47, 3°stagione); ‘The Same Deep Water as You’ (ep.68, 4°stagione); ‘Pictures of You’ (ep.80, 4°stagione).

  1. La gufata di ‘Disintegration’.

L’etichetta americana Elektra aveva definito il disco ‘Disintegration’ (1989) un suicidio commerciale, ma aveva chiaramente torto: l’album vendette 2,7 milioni di copie, trasformando i The Cure in una band da grandi stadi anche negli States.

  1. Da ‘Disintegration’: la ninna nanna oscura, ‘Lullaby’.

Pare che Lullaby sia stata ispirata proprio alle terribili canzoni che il padre di Robert Smith gli cantava da bambino per farlo addormentare. Canzoni che avevano sempre dei finali poco rassicuranti, tipo “Dormi ora, bel bambino – o non ti sveglierai mai più”.

  1. Il trionfo.

Per un breve periodo nel 1989, i The Cure potevano tranquillamente affermare – controvoglia – di essere la più grande band del mondo: in quell’anno, suonarono allo Stadio di Wembley sold-out e al Giant Stadium di New York davanti a 44.000 persone (30.000 biglietti furono venduti in un solo giorno). Pensare che, come commentò poi Robert Smith, “non è mai stata nostra intenzione diventare così grandi”.

  1. Esperienze che ti cambiano.

Uno dei primi tour dei Cure, nel 1979, fu come band di supporto a Siouxsie And The Banshees, esperienza che, racconta Smith, cambiò radicalmente la sua visione musicale: “Prima di allora, pensavo mi sarebbe piaciuto essere come i Buzzcocks o Elvis Costello, o i Beatles punk. Suonare con i Banshees ha cambiato del tutto il mio atteggiamento rispetto a ciò che volevo e facevo.”.

  1. Maritino.

Robert Smith è sposato da circa 30 anni con la sua fidanzatina di scuola, Mary Poole, portata all’altare (in scarpe da ginnastica) nel 1988 dopo 14 anni di fidanzamento. La coppia non ha figli, poiché Robert Smith si dichiara incapace di disciplinarsi e, quindi, di educare dei figli; preferisce essere zio di 25 tra nipoti e pronipoti. Della moglie Mary, comparsa anche nel videoclip Just like Heaven (1987) , dice “So che cosa ci siamo persi, ma penso di ricompensarla rimanendo nei suoi confronti lo stesso di quando ci siamo conosciuti”.

  1. Idiosincrasia per il successo.

I Cure erano così famosi nei primi anni Novanta che Smith arrivò a odiare le canzoni più popolari dei Cure: “Per un certo tempo, non non mi piacevano alcune nostre canzoni perché pensavo ‘Ti odio, bastarda che mi hai reso così poplare’. Friday I’m in love ne è un esempio perfetto”.

  1. I Cure versione animata.

Il frontman Robert Smith è comparso nella prima stagione di South Park su richiesta del co-ideatore della serie Trey Parker, che è un fan della band. Smith è apparso nell’episodio ‘Mecha-Streisand’, dove ha combattuto contro una gigantesca Barbra Streisand meccanizzata. Alla fine dell’episodio, mentre se ne va in trionfo, uno dei protagonisti Kyle Broflovski gli urla:”Disintegration è il miglior album di sempre!”.

  1. Intervalli temporali.

Dall’uscita di ‘Wish’ nel 1992, The Cure hanno pubblicato un album ogni quattro anni. Questo, unito al fatto che il loro ultimo album era il 13°, potrebbe spiegarne il nome, ‘4:13 Dream’.

  1. Il look di Robert Smith.

Capelli neri acconciati a ‘nido di rondine’, rossetto nero, occhi bistrati: un look che accomuna Robert Smith a Edward Mani di Forbici. Tutto è nato durante il tour del 1982 per l’album ‘Pornography’, al cui termine il bassista Simon Gallup abbandona il gruppo (poi è tornato, si sa). L’ammissione di Smith: “Ero una persona mostruosa a quel tempo”. Sono passati decenni, ma Robert ha mantenuto il look e rivedremo la sua cofana pure sul palco del 2016.

SIGNIFICATO NOME:

THE CURE: nascono nel 1976 come Easy Cure, “cura facile” dal nome di un brano composto da Tolhurst (batterista e tastierista del gruppo). Nella canzone Pornography del 1982 si legge: “I must fight this sickness, find a cure” (devo combattere questo malessere, trovare una cura). Robert Smith ha affermato: “Avevo sempre pensato che ‘Easy Cure’ suonasse un po’ hippy, troppo americano, troppo West Coast. Ogni gruppo che ci piaceva aveva il ‘the’ davanti, ma ‘The Easy Cure’ sembrava stupido, così l’abbiamo cambiato semplicemente in The Cure”.

I BRANI MIGLIORI:

  1. “A Forest” da “Seventeen Seconds” (1980)
  2. “The Hanging Garden” da “Pornography” (1982)
  3. “M” da “Seventeen Seconds” (1980)
  4. “Cold” da Pornography (1982)
  5. “Three Imaginary Boys” da “Three Imaginary Boys” (1979)
  6. “Killing an Arab” da “Boys don’t Cry” (1980)
  7. “If Only Tonight we Could Sleep” da “Kiss me, Kiss me, Kiss me” (1987)
  8. “Let’s go to Bed” da “Japanese Whispers” (1983)
  9. “Inbetween Days” da “The Head on the Door” (1985)
  10. “Play for Today” da “Seventeen Seconds” (1980)
  11. “Just Like Heaven” da “Kiss me, Kiss me, Kiss me” (1987)
  12. “Pornography” da “Pornography” (1982)
  13. “Grinding Halt” da “Three imaginary Boys” (1979)
  14. “Wailing Wall” da “The Top” (1984)
  15. “Close to me” da “The Head on the Door” (1985)
  16. “Disintegration” da “Disintegration” (1989)
  17. “Friday I’m in Love” da “Wish” (1992)
  18. “10:15 Saturday Night” da “Three imaginary Boys” (1979)
  19. “Lullaby” da “Disintegration” (1989)
  20. “Boys don’t Cry” da “Boys don’t Cry” (1980)