THE CURE

I Cure sono un gruppo musicale post-punk inglese, i cui esordi risalgono al 1976, in piena esplosione new wave (in compagnia di gruppi come Siouxsie and the Banshees, Joy Division, Echo and the Bunnymen). La band, la cui formazione è variata più o meno regolarmente nel corso degli anni, comprendendo da un minimo di due fino ad un massimo di sei membri, ha raggiunto l’apice del successo tra la metà e la fine degli anni ottanta (soprattutto con i singoli Close to Me e Lullaby, tratti, rispettivamente, dai due album The Head on the Door del 1985 e Disintegration del 1989). Robert Smith, il cantante, chitarrista, autore dei testi e compositore di quasi tutte le musiche, nonché fondatore del gruppo, è l’unico membro ad averne sempre fatto parte fin dagli esordi.

Al luglio 2008, i Cure avevano venduto circa 28 milioni di dischi.

Formazione:

  • Robert Smith (voce, chitarra, tastiera, basso, basso a sei corde, violino)
  • Simon Gallup (basso, tastiera)
  • Jason Cooper (batteria)
  • Roger O’Donnell (tastiera)
  • Reeves Gabrels (chitarra)

CURIOSITA’:

  1. The Cure, film e pubblicità.

Robert Smith ha sempre promesso che la musica dei Cure non sarebbe mai stato utilizzata in pubblicità, anche se poi ha infranto la promessa nel 2003, quando ha autorizzato che ‘In Between Days’ venisse usata per lo spot della Fiat Punto e nel 2007 ‘Pictures Of You’ nella pubblicità delle fotocamere digitali HP.In compenso, molte canzoni dei Cure danno il titolo ad alcuni film, come ‘Boys Don’t Cry'(1999) e ‘Just Like Heaven’ (2005) e a parecchi episodi della serie tv One Tree hill: ‘To Wish Impossible Things’ (ep. 18, 1°stagione); ‘From the Edge of the Deep Green Sea’ (ep.47, 3°stagione); ‘The Same Deep Water as You’ (ep.68, 4°stagione); ‘Pictures of You’ (ep.80, 4°stagione).

  1. La gufata di ‘Disintegration’.

L’etichetta americana Elektra aveva definito il disco ‘Disintegration’ (1989) un suicidio commerciale, ma aveva chiaramente torto: l’album vendette 2,7 milioni di copie, trasformando i The Cure in una band da grandi stadi anche negli States.

  1. Da ‘Disintegration’: la ninna nanna oscura, ‘Lullaby’.

Pare che Lullaby sia stata ispirata proprio alle terribili canzoni che il padre di Robert Smith gli cantava da bambino per farlo addormentare. Canzoni che avevano sempre dei finali poco rassicuranti, tipo “Dormi ora, bel bambino – o non ti sveglierai mai più”.

  1. Il trionfo.

Per un breve periodo nel 1989, i The Cure potevano tranquillamente affermare – controvoglia – di essere la più grande band del mondo: in quell’anno, suonarono allo Stadio di Wembley sold-out e al Giant Stadium di New York davanti a 44.000 persone (30.000 biglietti furono venduti in un solo giorno). Pensare che, come commentò poi Robert Smith, “non è mai stata nostra intenzione diventare così grandi”.

  1. Esperienze che ti cambiano.

Uno dei primi tour dei Cure, nel 1979, fu come band di supporto a Siouxsie And The Banshees, esperienza che, racconta Smith, cambiò radicalmente la sua visione musicale: “Prima di allora, pensavo mi sarebbe piaciuto essere come i Buzzcocks o Elvis Costello, o i Beatles punk. Suonare con i Banshees ha cambiato del tutto il mio atteggiamento rispetto a ciò che volevo e facevo.”.

  1. Maritino.

Robert Smith è sposato da circa 30 anni con la sua fidanzatina di scuola, Mary Poole, portata all’altare (in scarpe da ginnastica) nel 1988 dopo 14 anni di fidanzamento. La coppia non ha figli, poiché Robert Smith si dichiara incapace di disciplinarsi e, quindi, di educare dei figli; preferisce essere zio di 25 tra nipoti e pronipoti. Della moglie Mary, comparsa anche nel videoclip Just like Heaven (1987) , dice “So che cosa ci siamo persi, ma penso di ricompensarla rimanendo nei suoi confronti lo stesso di quando ci siamo conosciuti”.

  1. Idiosincrasia per il successo.

I Cure erano così famosi nei primi anni Novanta che Smith arrivò a odiare le canzoni più popolari dei Cure: “Per un certo tempo, non non mi piacevano alcune nostre canzoni perché pensavo ‘Ti odio, bastarda che mi hai reso così poplare’. Friday I’m in love ne è un esempio perfetto”.

  1. I Cure versione animata.

Il frontman Robert Smith è comparso nella prima stagione di South Park su richiesta del co-ideatore della serie Trey Parker, che è un fan della band. Smith è apparso nell’episodio ‘Mecha-Streisand’, dove ha combattuto contro una gigantesca Barbra Streisand meccanizzata. Alla fine dell’episodio, mentre se ne va in trionfo, uno dei protagonisti Kyle Broflovski gli urla:”Disintegration è il miglior album di sempre!”.

  1. Intervalli temporali.

Dall’uscita di ‘Wish’ nel 1992, The Cure hanno pubblicato un album ogni quattro anni. Questo, unito al fatto che il loro ultimo album era il 13°, potrebbe spiegarne il nome, ‘4:13 Dream’.

  1. Il look di Robert Smith.

Capelli neri acconciati a ‘nido di rondine’, rossetto nero, occhi bistrati: un look che accomuna Robert Smith a Edward Mani di Forbici. Tutto è nato durante il tour del 1982 per l’album ‘Pornography’, al cui termine il bassista Simon Gallup abbandona il gruppo (poi è tornato, si sa). L’ammissione di Smith: “Ero una persona mostruosa a quel tempo”. Sono passati decenni, ma Robert ha mantenuto il look e rivedremo la sua cofana pure sul palco del 2016.

SIGNIFICATO NOME:

THE CURE: nascono nel 1976 come Easy Cure, “cura facile” dal nome di un brano composto da Tolhurst (batterista e tastierista del gruppo). Nella canzone Pornography del 1982 si legge: “I must fight this sickness, find a cure” (devo combattere questo malessere, trovare una cura). Robert Smith ha affermato: “Avevo sempre pensato che ‘Easy Cure’ suonasse un po’ hippy, troppo americano, troppo West Coast. Ogni gruppo che ci piaceva aveva il ‘the’ davanti, ma ‘The Easy Cure’ sembrava stupido, così l’abbiamo cambiato semplicemente in The Cure”.

I BRANI MIGLIORI:

  1. “A Forest” da “Seventeen Seconds” (1980)
  2. “The Hanging Garden” da “Pornography” (1982)
  3. “M” da “Seventeen Seconds” (1980)
  4. “Cold” da Pornography (1982)
  5. “Three Imaginary Boys” da “Three Imaginary Boys” (1979)
  6. “Killing an Arab” da “Boys don’t Cry” (1980)
  7. “If Only Tonight we Could Sleep” da “Kiss me, Kiss me, Kiss me” (1987)
  8. “Let’s go to Bed” da “Japanese Whispers” (1983)
  9. “Inbetween Days” da “The Head on the Door” (1985)
  10. “Play for Today” da “Seventeen Seconds” (1980)
  11. “Just Like Heaven” da “Kiss me, Kiss me, Kiss me” (1987)
  12. “Pornography” da “Pornography” (1982)
  13. “Grinding Halt” da “Three imaginary Boys” (1979)
  14. “Wailing Wall” da “The Top” (1984)
  15. “Close to me” da “The Head on the Door” (1985)
  16. “Disintegration” da “Disintegration” (1989)
  17. “Friday I’m in Love” da “Wish” (1992)
  18. “10:15 Saturday Night” da “Three imaginary Boys” (1979)
  19. “Lullaby” da “Disintegration” (1989)
  20. “Boys don’t Cry” da “Boys don’t Cry” (1980)

DAVID BOWIE

David Bowie pseudonimo di David Robert Jones (Londra, 8 gennaio 1947 – New York, 10 gennaio 2016) è stato un cantautore e attore britannico.La passione per la musica portò Bowie ad imparare a suonare il sassofono quando era ancora giovanissimo.Dopo aver partecipato alla formazione di varie band, raggiunse il successo da solista nei primi anni settanta, attraversando cinque decenni di musica rock e conquistandosi la fama di inventore del glam rock.La sua natura poliedrica e camaleontica lo portò a reinventare nel tempo il proprio stile e la propria immagine, creando numerosi alter ego.Nel 2008 fu inserito al 23º posto nella lista dei 100 migliori cantanti secondo Rolling Stone, che ha individuato tra i suoi migliori brani Life on Mars?, Space Oddity, Fame e “Heroes”.Nel 2007 fu indicato dalla rivista Forbes come il quarto cantante più ricco al mondo.

CURIOSITA’:

  1. La pupilla sinistra di Bowie è dilatata in modo permanente dopo aver ricevuto un pugno in un occhio dal suo amico George Underwood (stavano litigando per una ragazza). I due sono rimasti comunque buoni amici e lo stesso George ha dato vita alle cover di Hunky Dory e Ziggy Stardust.
  2. Elvis Presley e David Bowie sono nati lo stesso giorno, l’8 gennaio. Ma Elvis dodici anni prima di Bowie.
  3. Il suo vero nome è David Robert Jones, lo ha cambiato in David Bowie per evitare confusione con Davy Jones (nella foto sotto) dei The Monkees
  4. La sua prima apparizione televisiva è stata nel 1964, all’età di 17 anni, intervistato in un programma della BBC come il fondatore della Società per la Prevenzione della Crudeltà verso gli uomini dai capelli lunghi.
  5. Ha iniziato a suonare il sassofono all’età di 12 anni
  6. L’astronauta immaginario “Major Tom” è apparso in tre canzoni di Bowie: “Space Oddity” (1969), “Ashes To Ashes” (1980) e “Hallo Spaceboy” (1996).
  7. La sua canzone di successo “Fame”, è stata co-scritta da John Lennon, che ne ha anche cantato i cori. E’ stato il primo singolo alla numero di David della Billboard Hot 100 chart, così come il suo primo a entrare nella top 10
  8. Il suo album del 1973 Pin Ups, lo imortala sulla copertina accanto alla iconica modelli degli anni ’60 Twiggy
  9. Nel 1975, Nile Rodgers ha fatto un provino per suonare la chitarra nella band di Bowie ma non ha ottenuto il posto
  10. Toni Basil, meglio conosciuto per la sua canzone di successo “Mickey”, ha lavorato come coreografo di Bowie per il suo Diamond Dogs Tour nel 1974 e Glass Spider Tour nel 1987
  11. Bowie ha avuto diversi alter ego, il più famoso dei quali è Ziggy Stardust. Altri alter ego che ha avuto nel corso degli anni sono: Major Tom, Aladdin Sane, il Duca Bianco, Tao Jones, Halloween Jack e John Merrick
  12. Un giovane Luther Vandross è stato assunto da Bowie per cantare nel coro e creare gli arrangiamenti vocali nel suo album del 1975 Young Americans
  13. L’ormai classico di Natale, “Peace on Earth/Little Drummer Boy”, originariamente doveva essere solo un duetto di “Little Drummer Boy”. Bowie confessò di odiare la canzone “Little Drummer Boy” e ha accettato di fare il duetto con Bing se avesse cantato un altro pezzo
  14. Nel 1980 ha recitato nella produzione di Broadway di The Elephant Man
  15. Ha fatto la voce del bambino nella canzone “Magic Dance” per il film Labyrinth
  16. Nel 1988, Bowie ha interpretato il ruolo di Ponzio Pilato nel film L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese
  17. Anche se è stato un singolo di grande successo, Bowie non ha mai eseguito la canzone “Under Pressure”, davanti a un pubblico dal vivo fino al 1992 durante il Freddie Mercury Tribute Concert. Lui e Annie Lennox l’hanno cantata in duetto (insieme ai membri sopravvissuti dei Queen)
  18. Nel 1996, Bowie ha pubblicato il singolo “Telling Lies” in esclusiva sulsuo sito web, è stato il primo singolo scaricabile da parte di un grande artista
  19. Bowie ha rifiutato due grandi onorificenze britanniche: Comandante (CBE) nel 2000 e Cavaliere nel 2003
  20. Durante il suo tour americano del 2004, Bowie è stato accompagnato da un grande coniglio rosa. Mentre la persona con il costume non è mai stata identificata, è nata l’ipotesi che fosse Isabelle Guns, membro del suo fan club (e non uno stalker)
  21. Bowie ha doppiato il personaggio di Lord Altezza Reale in un episodio di SpongeBob SquarePants, nel 2007. 

    IBRANI MIGLIORI:

    Life on mars?

    C’è vita su Marte? Make up blu, capelli arancioni e sguardo alieno, dito puntato e sguardo al cielo: siamo già sedotte

    Heroes

    La canzone che ci fa sentire eroi, unici, epici. La colonna sonora per ogni evento importante della propria vita: un must

    Starman

    “There’s a Starman waiting in the sky” ci cantava il nostro David e ora, forse, lassù c’è proprio il Duca Bianco

    Changes

    Tutti abbiamo canticchiato il ch-ch-ch changes!

    Let’s Dance…Voglia di ballare? Chiedete a Bowie!

     

THE SMITHS

Gli Smiths sono stati un gruppo alternative rock inglese, formatosi a Manchester nel 1982. La band, formata da Morrissey (voce), Johnny Marr (chitarra), Andy Rourke (basso) e Mike Joyce (batteria), si costituì a Manchester nel 1982. Raggiunta la popolarità negli anni ottanta, divenne ben presto una delle più importanti band alternative rock emerse nella scena indie del periodo ed ebbe grande influenza nello sviluppo della musica rock degli anni successivi, tanto da essere indicata come “il gruppo di guitar pop che ha avuto maggiore influenza nel decennio”. Nel 2002 un sondaggio condotto dalla rivista New Musical Express ha decretato gli Smiths la “band più influente di tutti i tempi”.

La band si sciolse nel 1987. In seguito Morrissey e Marr hanno intrapreso entrambi la carriera di solista.

CURIOSITA’:

  1. LA COPERTINA

Una volta, quando ancora i dischi si comperavano, molto spesso in vinile, il primo impatto serio era quello con la copertina. Misteriosa come quella del primo album omonimo degli Smiths, per esempio, che raffigurava un giovane Joe Dalessandro, star della Factory warholiana e attore in parecchi suoi film. Quello da cui è tratto questo fermo immagine si chiama Flesh, prodotto da Warhol nel 1968 ma diretto dal suo regista di fiducia, il cui nome è Paul… Morrissey. Bella coincidenza, no?

  1. GLI OMICIDI DEI MOORS

Il caso degli omicidi dei Moors – le colline che si trovano fuori Manchester – è uno dei più efferati della storia recente britannica e i protagonisti, i serial killer Ian Brady e Myra Hindley, sono un argomento quasi tabù. I due, alla metà degli anni Sessanta, rapirono, uccisero e seppellirono, proprio sui Moors, cinque giovani vittime, prima di venire catturati dalla polizia. Suffer Little Children, pezzo di chiusura del disco, è un sentito omaggio di Morrissey alle vittime di quei crimini, ma scatenò all’epoca sentimenti contrastanti, prima che il cantante spiegasse senza mezzi termini la sua posizione a riguardo…

  1. IL PRODUTTORE

The Smiths, oltre che dei quattro musicisti, è anche merito del produttore John Porter, produttore di tutti i pezzi a parte il singolo Hand In Glove, opera della band stessa. La prima scelta, però, fu quella di coinvolgere l’ex chitarrista dei Teardrop Explodes, Troy Tate, ma le session non furono giudicate soddisfacenti e quindi abbandonate.

  1. HAND IN GLOVE

Proprio questo brano, singolo di successo per Moz e compagni, fu in seguito reinterpretato dalla band stessa con Sandie Shaw alla voce. La cantante scalza, come veniva definita per la sua abitudine a esibirsi senza scarpe in televisione, era uno degli idoli giovanili di Morrissey. Il pezzo, oltre che come singolo, lo trovate sull’album Hello Angel.

  1. CLASSIFICA

Oltre a essere diventato un grande successo nel corso di questi trent’anni, il debutto dei quattro di Manchester scalò immediatamente le classifiche finendo per posizionarsi al numero 2, ma senza mai arrivare sul gradino più alto, appannaggio dei Thompson Twins! La Rough Trade, etichetta indipendente che ha pubblicato tutti i dischi della band, ha spesso ricordato come il mancato numero uno fosse da addebitare alla lentezza con cui furono stampate le audiocassette, con conseguente preclusione di un’ampia (all’epoca) fetta di mercato.

  1. «NON È UN GRAN DISCO»

Con queste parole Morrissey provò a lamentarsi durante un colloquio con il boss della Rough Trade Geoff Travis, ma fu un tentativo vano. L’album uscì senza ulteriori ritardi dopo essere costato la bellezza di 6000 sterline…

  1. JOHNNY MARR

Neppure l’altra metà compositiva del quartetto, Johnny Marr, pare essere così soddisfatta del lavoro svolto su questo album. Recentemente ha dichiarato: «Un disco d’esordio dovrebbe essere l’istantanea perfetta del suono di un gruppo e il nostro non lo fu. Mi piace, sia ben chiaro, ma non suonava come gli Smiths. Volevamo essere una band moderna e impressionare i nostri amici: almeno quello ci riuscì bene…».

  1. MUSICISTI

A parte i quattro membri del gruppo, ci sono due musicisti ospiti nelle tracce di questo disco. Alle tastiere Paul Carrack, poi membro di Mike & The Mechanics e alla voce Annalisa Jablonska – all’epoca accreditata come fidanzata di Morrissey – su Suffer Little Children e Pretty Girls Makes Graves. Proprio questo pezzo ha ispirato l’omonima band americana dark punk.

  1. WHAT DIFFERENCE DOES IT MAKE?

L’unico vero singolo estratto dall’album fu What Difference Does It Make? e arrivò al numero 12 delle classifiche inglesi. Morrissey ha spesso dichiarato di ritenerlo uno dei peggiori pezzi del gruppo, in virtù di un testo, parole sue, «abbastanza imbarazzante».

  1. THE SMITHS

Sebbene spesso si usi esordire con un album omonimo, gli Smiths restarono indecisi fino all’ultimo e pronti a usare The Hand That Rocks The Cradle come titolo per il disco. Resterà, invece, quello del pezzo che chiude la prima facciata.

 

SIGNIFICATO NOME:

Il nome The Smiths viene scelto, da Morrissey e Marr, in parte come reazione nei confronti dei nomi usati dalle band synthpop che spopolavano in quei primi anni ottanta, considerati troppo di fantasia e inutilmente pomposi ed anche perché, secondo lo stesso Morrissey “era il nome più comune ed era tempo che la gente comune del mondo mostrasse il proprio volto”.

 

IBRANI MIGLIORI:

 

KISS

I Kiss sono un gruppo hard rock statunitense, formatosi a New York nel 1973 per iniziativa di Gene Simmons e Paul Stanley. Hanno pubblicato l’ultimo disco in studio, Monster, il 5 ottobre 2012, a due anni di distanza dal loro ultimo disco di inediti, Sonic Boom. Al loro attivo hanno 24 dischi d’oro 10 dischi di platino e 2 multiplatino, nonché più di 130 milioni di copie dei loro album vendute complessivamente in tutto il mondo.

 

CURIOSITA’:

Il primo concerto del Reunion Tour si tenne nel Tiger Stadium di Detroit. Dopo meno di un´ora dalla prevendita dei biglietti i KISS fecero il tutto esaurito in questo stadio da 50.000 posti !

Nel 1978 fu pubblicato un fumetto della Marvel dedicato ai KISS.Paul,Gene,Ace e Peter andarono a Buffalo nella tipografia della Marvel ad aggiungere il loro sangue all´inchiostro che serviva per il fumetto.

 

KISS: Paul Stanley è sordo da un orecchio

Paul Stanley dei KISS ha recentemente rivelato, durante un’intervista televisiva, di essere sordo dalla nascita nel suo orecchio destro: “Sono nato senza condotto uditivo, non c’è mai stato modo per i suoni di giungere all’interno dell’orecchio. Ora ho un apparecchio acustico che mi rende possibile sentire normalmente. E’ un po’ strano per me, ma mi rende consapevole di quello che la gente prova quando va ai concerti o ascolta la musica con le cuffie.Qualunque suono sopra gli 85 decibel può causare una perdita dell’udito; un concerto rock di solito è ad almeno 105 decibel. Penso non ci si possa sottoporre a quel volume per più di 4 minuti senza avere una perdita dell’udito”.

LA LINGUA DI GENE SIMMONS

La famosa lingua di Gene Simmons, cantante e bassista dei Kiss, sarebbe in realtà una lingua di vacca impiantata chirurgicamente! In realtà quella lingua sproporzionata è proprio sua e non è mai stata alterata in alcun modo. Nella sua autobiografia Gene rivela di essersi reso conto sin da bambino di questa strana caratteristica che crescendo ha scoperto poteva essere motivo di curiosità per l’altro sesso.

SIGNIFICATO NOME:

KISS: secondo Paul Stanley (chitarrista), il nome kiss (“bacio”) suonava pericoloso (kiss of death – bacio della morte) e sexy allo stesso tempo. I KISS hanno negato le voci che indicavano l’origine del nome come “Kids In Service of Satan” (“bambini al servizio di Satana”) oppure “Keep It Simple Stupid” (“falla semplice, stupido”).”

BRANI MIGLIORI:

DETROIT ROCK CITY (1976)

Brano d’apertura di Destroyer, uno degli album più famosi dei Kiss inserito nella lista dei 500 album più importanti del rock della rivista Rolling Stone.

I WAS MADE FOR LOVIN’ YOU (1979)

Anche se non conoscete i Kiss, avrete di sicuro ascoltato almeno una volta questa hit assoluta, che apre il disco Dynasty. Il rock si tinge di dance in un tentativo che da sempre divide i fan.

ROCK & ROLL ALL NITE (1975)

La canzone che chiude il terzo album dei Kiss, intitolato Dressed to Kill. Poco meno di tre minuti di puro rock che, ancora oggi, è uno degli inni più famosi di Simmons e soci.

SHOUT IT OUT LOUD (1976)

Ancora una perla da Destroyer, canzone fissa nei concerti della band fin dagli anni ’70, inclusa poi anche nel videogioco Guitar Hero 5.

I LOVE IT LOUD (1982)

Facciamo un salto negli anni ’80, con Creatures of the Night, ultimo album prodotto dalla Casablanca Records. Ace Frehley non c’è più, sostituito da Vinnie Vincent, ma il rock è quello dei tempi migliori.

BETH (1976)

Una ballata nella lista delle migliori canzoni dei Kiss? Sì, perché nel corso degli anni la band ha saputo esplorare anche il suo lato più soft. Beth, composta dal batterista Peter Criss, resta ancora oggi la più bella.

GOD OF THUNDER (1976)

L’ennesima canzone tratta da Destroyer di fatto indica questo come l’album più bello della discografia dei Kiss. Introdotto in sede live dal magnetico basso di Simmons, questo è uno degli anthem assoluti dei Kiss anni ’70.

STRUTTER (1974)

La prima canzone mai pubblicata dai Kiss come band, opener dell’album omonimo del 1974. Strutter, come quasi tutti i brani del disco, è stato composto da Simmons o Stanley quando ancora militavano nei Wicked Lester.

LOVE GUN (1977)

Canzone che dà il titolo al sesto album dei Kiss, uscito nel 1977, secondo a raggiungere lo status di disco di platino dopo Destroyer. Si tratta dell’ultimo album in cui suonano tutti i quattro componenti originari in tutte le tracce.

FOREVER (1989)

Ballata tratta dall’album Hot in the Shade del 1989. Forever presenta diversi motivi di interesse: è stata composta da Paul Stanley insieme al cantante Michael Bolton ed è anche uno degli ultimi video in cui i Kiss si presentano senza trucco dal 1983.

BILLY IDOL

Billy Idol, all’anagrafe William Michael Albert Broads (Stanmore, 30 novembre 1955), è un cantante britannico. Dapprima frontman della punk rock band Generation X, raggiunse grande notorietà durante la sua carriera solista negli anni ottanta, grazie a brani come White Wedding, Rebel Yell e Eyes Without a Face. Nel 1990 viene pubblicato “Charmed Life”, quarto album e quarto disco di Platino. Nello stesso anno il cantante inglese subisce un gravissimo incidente mentre scorazza con la sua amata moto, rischiando di perdere una gamba. Le lesioni causate dall’incidente lo costringono all’uso di un bastone, con il quale si presenta al pubblico nel tour mondiale che segue l’uscita del disco.

 

CURIOSITA’:

Nel 1990 viene pubblicato “Charmed Life”, quarto album e quarto disco di Platino. Nello stesso anno il cantante inglese subisce un gravissimo incidente mentre scorazza con la sua amata moto, rischiando di perdere una gamba. Le lesioni causate dall’incidente lo costringono all’uso di un bastone, con il quale si presenta al pubblico nel tour mondiale che segue l’uscita del disco.

Dopo una apparizione nel film “The Doors” (1990, di Oliver Stone), nel 1993 viene pubblicato “Cyberpunk”. Oltre ad un sound rinnovato e profondamente influenzato dalle tendenze Techno e Beat di quegli anni, Billy Idol sfoggia un look completamente sconvolto. La cresta bionda lascia il posto a treccine rasta, che Billy sfoggia nel video “Shangrila” e nel tour che segue l’uscita del disco. L’album comunque non ottiene successo e di Billy si perdono le tracce.

Nel 1994 viene ricoverato a Los Angeles in seguito a una overdose da cui si salva per miracolo. La strada per rimettersi in carreggiata è lunga e solo nel 2005, dopo aver ricucito la collaborazione con Steve Stevens, Billy pubblica “Devil’s Playground” sfoggiando, a 50 anni suonati, una grinta inaspettata. L’album e il successivo tour mondiale ottengono un buon successo, ridando popolarità all’ex ragazzino di Middlesex.

SIGNIFICATO NOME:

Prese il soprannome di Billy Idol da un episodio avvenuto in adolescenza: quando era a scuola, l’insegnante gli consegnò un compito che lui aveva sbagliato con sopra la scritta in caratteri cubitali “William is idle” (“William è un fannullone”). Da quel momento iniziò a farsi chiamare da tutti Billy Idol. Da notare che in inglese entrambi i termini si pronunciano alla stessa maniera (“aidol“), ma con la differenza che “idle” significa pigro, ozioso, sfaccendato, mentre “idol” si traduce con idolo.

 

I BRANI MIGLIORI:

1) Come On, Come On

2) White Wedding

3) Hot in the City

4) Dead on Arrival

5) Nobody’s Business

6) Love Calling

7) Hole in the Wall

8) Shooting Stars

9) It’s So Cruel

10) Dancing With Myself

EAGLES

Gli Eagles sono stati un gruppo musicale rock statunitense proveniente da Los Angeles, formato nel 1971 originariamente da 4 componenti: Glenn Frey, Don Henley, Bernie Leadon e Randy Meisner; dopo vari cambiamenti di formazione e una lunga pausa dal 1980 al 1994, il gruppo si è sciolto nel marzo 2016, a causa della morte di Glenn Frey, avvenuta due mesi prima. Il loro disco Their Greatest Hits (1971-1975) ha venduto oltre 42 milioni di copie nel mondo di cui 29 milioni solo negli Stati Uniti. Il loro album di maggior successo è Hotel California.

CURIOSITA’:

gli Eagles non furono presenti alla cerimonia di consegna dei premi perché Don Henley non credeva nelle gare.Don Felder, che compare nei credits della canzone Hotel California per aver composto la musica ha raccontato nel suo libro, Heaven and Hell: My Life in The Eagles, che la melodia di Hotel California è nata mentre si trovava in spiaggia con la sua chitarra

Hotel California ha almeno 26 cover, tra cui figurano quelle di Nancy Sinatra e Marilyn Manson.

Gli Eagles hanno dovuto registrare Hotel California tre volte. Non tanto per via di difficoltà tecniche, ma perché Henley riuscisse a trovare la giusta intonazione. Hotel Califonia, infatti, è cantata in si minore.

Il brano che dà il nome all’intero album, “Hotel California”, è una ballata che compare all’inizio e alla fine del disco. Le premesse di questo brano sono straordinarie, si intuisce subito da come esordisce che si tratta di un gran bel pezzo, di quelli che restano impressi nella memoria per sempre. Dopo i primi accordi di chitarra arriva la batteria, a scandire il ritmo in maniera impeccabile. Subito chi ascolta viene catapultato nelle immense distese del West Coast americano: è da questi ambienti, infatti, che gli Eagles traggono ispirazione per comporre i loro capolavori musicali.

Il rock stile country del gruppo, pur essendo americano a tutti gli effetti, è stato molto apprezzato anche all’estero. Agli Eagles deve riconoscersi, oltre ad una tecnica ammirevole, anche una spiccata originalità. Basta ascoltare con attenzione il singolo “Hotel California”, con il suo lungo assolo di chitarra elettrica alla fine del pezzo, per capire che siamo di fronte ad un gruppo che ha segnato la storia musicale negli anni Settanta.

Circa il testo della canzone che dà il nome all’album, esistono diverse interpretazioni. Per alcuni “Hotel California” si riferisce ad un hotel di San Francisco che viene trasformato in una chiesa dedicata a Satana, per altri invece l’Hotel California di cui si parla nella canzone è in realtà il manicomio di Carminio, che si trova in California. Gli Eagles, intanto, non sono mai intervenuti a confermare l’una o l’altra teoria.

Il testo della canzone parla di un viaggiatore che si ferma per riposare in un hotel, appunto l’Hotel California, che dapprima appare bellissimo ed invitante, poi si trasforma in un posto terrificante. La canzone affronta, in maniera oscura e metaforica, il tema della fugacità del sogno americano,oppure è (come gli Eagles stessi dichiararono) una metafora sulla dipendenza dagli stupefacenti (visto che in quel periodo i componenti del gruppo avevano problemi con le droghe e l’alcol). Il testo della canzone, esaminato da alcuni critici musicali, par che contenga riferimenti al Diavolo ed abbia quindi un contenuto satanico, ma potrebbe trattarsi solo di interpretazioni fantasiose diffuse sul web.

Ecco i singoli contenuti nell’album “Hotel California”: “New Kid in town”, “Wasted time”, “Life in the Fast Lane”, “Wasted time (reprise)”, “Pretty Maids All in a Row”, “Victim of love”, “Try and love again”, “The last resort”. “New kid in town” è un brano lento e melodico, dominato dal suono delle chitarre elettriche. “Life in the fast Lane” è invece un brano rockeggiante che non entusiasma più di tanto. “Wasted Time” è un pezzo molto romantico, nel quale si armonizzano i suoni classici del piano e dell’orchestra di archi. I restanti brani che compongo l’album non sono niente di eccezionale, alcuni li hanno definiti un po’ banali.

“The last Resort”, in particolare, che comincia con un attacco del pianoforte che lo rende interessante, per poi cadere in vocalizzi che ne condizionano negativamente l’esito. L’album “Hotel California” è rimasto per lungo tempo ai vertici delle classifiche, ed è inserito dalla rivista “Rolling Stones” tra i cinquecento album migliori di sempre.

SIGNIFICATO NOME:

EAGLES: originariamente chiamati “Teen King and the Emergencies” cambiarono il nome della band in Eagles (“aquile”) perchè amavano il suono della parola e perchè in questo modo sarebbero stati “allineati” alla band The Byrds (da birds ovvero “uccelli”) che ha avuto una grande influenza su di loro.

I BRANI MIGLIORI:

Desperado (Desperado, 1973)

La vita da fuorilegge, e quella da rockstar – eccessi, droghe e pistolettate – hanno un loro fascino e un loro senso, per un po’. Ma arriva un momento in cui “le cose che ti piacevano cominciano a far male”. “You better let somebody love you, before it’s too late”.
(Nella ripresa alla fine del disco, compare però un ripensamento: “maybe tomorrow”).

Doolin-Dalton (Desperado, 1973)

Tutti sanno dei fratelli Dalton, la gang di fuorilegge che ha legato il suo nome ai miti dell’epopea western (se non altro per la citazione dei personaggi nei fumetti di Lucky Luke). Meno noto è il nome di Bill Doolin, dapprima con i Dalton e poi in proprio con la sua gang, dal nome invece più noto: il Mucchio selvaggio.
Gli Eagles la scrissero con Jackson Browne.

Already gone (On the border, 1974)

Giro di chitarra superwestern e via con le motociclette sulla strada polverosa. Bella mia, mi dicono che vai in giro dicendo che sei stufa di me, ma sta’ bene a sentire, sai che c’è? Che io me ne sono già andato, e sai cosa? Mi piace anche parecchio. “Uh-uh-uuuh!”.E ricordati questo: quando guardi il cielo puoi anche pensare di vedere le stelle, ma non è detto che tu veda la luce (che poi, come si sa, avviene il contrario).

Ol’ 55 (On the border, 1974)

Lo sapete che è di Tom Waits, vero? E lo sapete che nella versione di Tom Waits è tutta un’altra cosa, vero? Bene, anche questa se la cava, comunque, mentre il sole cala nel selvaggio west.

Hotel California (Hotel California, 1976)

«Un reggae-rock spagnolo» lo definisce Glenn Frey. «Volevamo fare qualcosa che somigliasse a quello che facevano gli Steely Dan e inventarci qualcosa di cinematografico, con testi più originali». Beh, ci riuscirono, che diamine. Bumbum. La chitarra è tutto merito di Joe Walsh e il cielo gliene renda merito. Metafora di qualsiasi cosa: il successo, la droga, la follia. Somiglia assai a una precedente canzone dei Jethro Tull, “We used to know”. Per eventuali pellegrinaggi, l’hotel sulla copertina del disco è il Beverly Hills Hotel: 9641 Sunset Boulevard, Beverly Hills, California 90210.

Wasted time (Hotel California, 1976)

Le probabilità che vi innamoriate di una ragazza fanatica degli Eagles al giorno d’oggi sono realisticamente limitate. Ma hai visto mai, qui si svolge anche una funzione di servizio. E allora non arrivate al primo appuntamento senza sapere a memoria le parole esatte di “Wasted time”, e soprattutto, al primo litigio, ripresentatevi solo con un ramo di palma e sulle note di “Wasted time”. Possibilmente a cavallo.

 

I can’t tell you why (The long run, 1979)

La ballatona sentimentale degli Eagles. Loro litigano, e sono lì lì per lasciarsi ogni volta, ma poi restano. Non si sa come vada a finire, ma in fondo è un problema loro. O no?

 

THE DOORS

I Doors sono stati un gruppo musicale rock statunitense, fondato nel 1965 da Jim Morrison (cantante), Ray Manzarek (tastierista), Robby Krieger (chitarrista) e John Densmore (batterista), e scioltosi definitivamente nel 1973, due anni dopo la morte di Jim Morrison (avvenuta il 3 luglio del 1971).Sono considerati uno dei gruppi più influenti e controversi nella storia della musica, alla quale hanno unito con successo elementi blues, psichedelia e jazz. Molti dei loro brani, sono considerati dei classici e sono stati reinterpretati da numerosi artisti delle generazioni successive. I Doors hanno venduto più di 100 milioni di dischi in tutto il mondo.

CURIOSITA’:

Nel 2015 i Doors avrebbero compiuto i loro 50 anni di carriera. In occasione di questo simbolico anniversario, siete proprio sicuri di conoscere tutto su di loro? Ecco 12 curiosità poco note sulla band che un fan dei Doors dovrebbe assolutamente conoscere!

1.Jim Morrison nudo, grazia postuma per il cantante

Jim Morrison è sicuramente il simbolo del rock, punto di riferimento di una rivoluzione culturale iniziata nel 1968. Fu leader carismatico della band The Doors, con cui ha venduto milioni di dischi prima di morire e diventare il mito che tutti conoscono.Considerato un poeta maledetto, la sua vita fu distrutta dall’alcol e dalla droga e secondo le testimonianze fu proprio un’overdose a fermargli il cuore nel 1971. Il cantante è tornato agli onori della cronaca per una ‘grazia ricevuta‘. Sulla sua testa pendeva da oltre 40 anni una ordine di arresto per esibizionismo. Infatti, il 1 marzo 1969, durante un concerto al Dinner key di Miama, si spogliò nudo davanti al pubblico e in quell’occasione fu arrestato e rilasciato su cauzione.I membri del gruppo hanno sempre difeso il loro leader, ammettendo che forse il cantante era salito sul palco ubriaco ma non ricordavano quello che era poi accaduto. Nel processo Morrison non si presentò in tribunale per l’appello e da allora il processo è rimasto sospeso anche dopo la sua morte.Charlie Crist, il governatore della Florida, sostenuto dai fan, ha chiesto personalmente al Board of Executive Clemency, di cancellare la condanna ancora aperta. La Consulta dello Stato americano ha accettato questa richiesta e ha accordato la grazia ‘postuma’ a Jim Morrison, ora sepolto al Pere Lachaise di Parigi.

  1. Com’è morto veramente Jim Morrison?

“The End-Jim Morrison“. Si intitola così il libro-verità sulla morte di Jim Morrison destinato a far discutere. A scriverlo il giornalista e amico del “re lucertola“, Sam Bernett, che in un’intervista rilasciata al tabloid britannico “Mail Sunday” ha raccontato i retroscena di una drammatica notte parigina, quella tra il 2 ed il 3 luglio 1971, che vide definitivamente spegnersi la stella di Morrison.Secondo la ricostruzione operata da Bernett, Jim arrivò al “The Rock ‘n’ roll circus” intorno all’una di notte “non sembrava in grande forma” ricorda Bernett “Ci salutammo, poi si diresse al bar ed ordinò come al solito una bottiglia di Vodka. Quindi si mise alla ricerca della droga, comprando eroina da due spacciatori che lavoravano per Jean de Breteuil, un playboy francese e trafficante di droga“. Circa mezz’ora dopo arrivò la notizia che qualcuno, in bagno, si era sentito male. Bernett vide il corpo senza vita di Jim disteso sul pavimento. Ecco come la scena viene descritta nel libro: “L’estroverso cantante dei “Doors”, il ragazzo californiano affascinante e bello era ora un corpo inerte disteso in un bagno di un nightclub“. Bernett chiamò un dottore “il quale stabilì che apparentemente sembrava un decesso per arresto cardiaco, ma era chiaro che Morrison era stato ucciso da una dose letale di eroina“. Quindi l’intervento dei due spacciatori: “Ignorando la tesi del dottore, dissero che Jim era solo svenuto e si incaricarono di accompagnarlo a casa. Uscirono dalla porta di servizio e trasportarono il corpo nel suo appartamento di Rue Beautreillis“. Pochi minuti dopo la tragedia, un uomo legato al proprietario del locale, paul Pacini, si avvicinò a Bernett minacciandolo. “Noi non abbiamo visto nulla, né sentito niente. Bisogna tenere la bocca chiusa. Ok? È la migliore cosa per evitare uno scandalo“.Bernett nel 1971 aveva 26 anni “Oggi ho passato la sessantina e voglio liberarmi di questo peso“. Il lavoro di Bernett uscirà presto nelle librerie francesi, mentre, secondo il “Mail Sunday” le autorità locali stanno pensando di riaprire il caso, con una nuova indagine, 36 anni dopo la morte del front man.

  1. Il primo cartellone pubblicitario

I Doors sono stati la prima band della storia del rock a pubblicizzare il loro nuovo album su un cartellone pubblicitario. Jac Holzman ha scelto il Chateau Marmont, perché era uno dei luoghi preferito di Jim.

  1. Jim Morrison e Frank Sinatra hanno utilizzato lostesso microfono

Jim Morrison ha utilizzato per registrare Strange Days lo stesso tipo di microfono che Frank Sinatra ha usato per registrare alcuni dei suoi album. Secondo Jac Holzman, Jim era letteralmente fissato su questo fatto.

  1. Jim come Tarzan

Jim Morrison si è dondolato come Tarzan dalle corde dell’Aquarius Theater durante gli show che sono diventati parte di Absolutely Live. Il permesso è stato concesso nel momento in cui qualcuno ha detto “Io non lo farei.”

  1. Il primo video musicale di tutti i tempi

“Break On Through” è stato il primo video musicale della storia del rock. Elektra lo ha registrato per salvare i Doors dalla stanchezza di un tour promozionale troppo costoso; Jac Holzman, il fondatore, avrebbe poi realizzato “clip pop” per Nickelodeon, che si è evoluto in MTV.

  1. Jim l’imprenditore

Jim era il principale imprenditore dietro le quinte della boutique della fidanzata Pamela Courson, Themis, che si trovava su La Cienega Boulevard. La Hiway Productions, la società di produzione cinematografica di Jim, ha avuto lì anche un ufficio.

  1. Sui pantaloni di Jim

I pantaloni di pelle di Jim Morrison non avevano bottoni.

  1. Dove l’ho visto prima?

Jerry Scheff, il bassista di “Been Down So Long” di LA Woman ha anche suonato nella band di Elvis Presley.

  1. Una breve lezione di storia firmata Jim Morrison

“Horse Latitudes” di Strange Days è stata scritta sui problemi che l’Armada spagnola ha affrontato quando ha dovuto traghettare i cavalli nel nuovo mondo. Le loro navi rimasero bloccate, in una zona di bassa pressione, vento debole e mare calmo. Jim Morrison ha detto che la canzone riguardava il momento in cui i soldati hanno gettato i loro cavalli fuori bordo per consentire alle navi di proseguire.

  1. Incidente?

Jim ha ammesso, nella sua testimonianza sull’incidente di Miami, che era “lievemente” geloso della capacità di Robby di suonare la chitarra, e per questo si è avvicinato ad esso sul palco di Miami per vedere come si muovevano le sue dita.

  1. Uno strano tour

Dopo l’uscita di Other Voices e Full Circle, i Doors hanno preso in considerazione un tour con Iggy Pop o Joe Cocker come cantante.

SIGNIFICATO NOME:

THE DOORS: Jim Morrison prese spunto da una poesia di William Blake che diceva “if the doors of perception are cleansed, everything would appear to man as it truly is, infinite” (se le porte della percezione fossero spalancate, ogni cosa apparirebbe all’uomo come realmente è: infinita). Venne anche influenzato da un libro di Aldous Huxley sulle sue esperienze con la droga chiamato appunto “The Doors of Perception” (le porte della percezione).

I BRANI MIGLIORI:

  1. ‘Light My Fire’ da The Doors (1967)

Fin dalla sua apertura e per ben sette minuti, ‘Light My Fire’ riassume alla perfezione quasi tutto ciò che c’è da sapere sui Doors. E’ seducente, un po’ troppo lunga, un po’ troppo pretenziosa e assolutamente brillante. La canzone è un simbolo perfetto di quel periodo ed è decisamente attuale. Non esiste qualcuno al mondo che non la conosce, nemmeno tra i fan di Justin Bieber.

  1. ‘The End’ da The Doors (1967)

Non c’è da stupirsi se Francis Ford Coppola ha scelto ‘The End’ come colonna sonora di Apocalipse Now. The End è la perfezione improvvisata, cresciuta ed esplosa mentre il gruppo la stava creando, affinandone l’esecuzione durante i suoi concerti notturni di Los Angeles.

  1. ‘Break on Through (To the Other Side)’ da The Doors (1967)

‘Break on Through’ è stato il primo grande successo dei Doors, quello che permise al mondo di capire di che pasta erano fatti. Un blues proteso verso l’hard rock, ma anche fortemente intriso di furore punk, quando ancora il punk doveva partorire i suoi più grandi esponenti. E’ qui che i riff elastici di Manzarek con la tastiera, le schitarrate penetranti di Krieger, la batteria coinvolgente di John Densmore e i testi controversi ma seducenti di Jim Morrison hanno cominciato a scrivere la storia.

  1. ‘L.A. Woman’ da ‘L.A. Woman’ (1971)

La title track dell’ultimo album dei Doors fu un vero tour de force per Jim Morrison, che morì tre mesi dopo l’uscita del disco. Il verso relativo a “Mr. Mojo Risin”, l’anagramma del suo nome, è ripetitivo ma efficace. E’ una performance straordinariamente efficiente che mette in luce uno dei migliori album del gruppo

  1. ‘The Crystal Ship’ da ‘The Doors’ (1967)

‘The Crystal Ship’ narra la fine di un amore ed è ispirata alla storia che il cantante Jim Morrison ebbe con Mary Werbelo. Il brano è particolarmente bello anche grazie alle improvvisazioni di Ray Manzarek e di Robby Krieger. Secondo John Densmore, co-autore della canzone, “Jim scrisse The Crystal Ship per Mary Werbelo nel 1964, una ragazza con cui si stava per lasciare, la canzone si trovava nel suo famoso quaderno di poesie che aveva quando ci formammo. […] Era una canzone d’addio per un amore che stava per finire.”

  1. ‘Love Me Two Times’ da ‘Strange Days’ (1967)

‘Love Me Two Times’, pubblicata nel secondo album della band, è un vero e proprio ponte di collegamento con il primo disco The Doors. Da apprezzare poi la straordinaria capacità di Manzarek di plasmare il suono del clavicembalo armonizzandolo con quello degli altri strumenti più tipici della musica rock

  1. ‘Touch Me’ da ‘The Soft Parade’ (1969)

Se ‘Hello, I Love You’, in nona posizione in questa Top Ten di canzoni dei The Doors, è una canzone che parla d’amore, allora ‘Touch Me’ è interamente dedicata al sesso. Scritto dal chitarrista Robby Krieger, il brano venne proposto dal vivo alla trasmissione della CBS Smothers Brothers Comedy Hour nel dicembre 1968 con l’accompagnamento di un’orchestra e di una sezione di strumenti a fiato.

  1. ‘People Are Strange’ da ‘Strange Days’ (1967)

Il secondo album dei Doors, Strange Days, è un disco musicalmente più ricco di quello del loro debutto. L’atmosfera carnevalesca si estende in tutte le canzoni portando a galla l’idealismo e la nostalgia degli hippy dei tardi anni ’60. ‘People Are Strange’ è un vero e proprio manifesto per quella tipologia di persone che vive alienata combattendo la maggioranza.

  1. ‘Hello, I Love You’ da ‘Waiting for the Sun’ (1968)

‘Hello, I Love You’ è fondamentalmente una canzone d’amore costruita intorno a un riff suonato dal tastierista Ray Manzarek e arricchita dalle schitarrate di Robby Krieger. E’ una delle canzoni più semplici dei Doors. Gli ultimi tre versi furono scritti da Jim Morrison nel 1965, quando viveva a Venice Beach, e sono riferiti a una bellissima ragazza di colore.

  1. ‘Roadhouse Blues’ da ‘Morrison Hotel’ (1970)

Il brano di apertura del quinto album dei The Doors ha radici blues, e non fu un grande successo quando uscì come Lato B di ‘You Make Me Real’. Con il tempo ‘Roadhouse Blues’ è diventata una delle canzoni più popolari dei The Doors ed è stata una delle colonne portanti dei concerti del gruppo. Una curiosità: quando Jim Morrison grida “Do it, Lonnie, do it!”, si rivolge a Lonnie Mark, colui che registrava le parti di basso delle canzoni; si tratta di un invito a darci dentro prima che subentri l’assolo ed è stato poi lasciato inciso nella traccia.

U2

Gli U2 sono un gruppo musicale rock irlandese formatosi a Dublino nel 1976. Il gruppo è composto da Paul David Hewson, in arte Bono (cantante), David Howell Evans in arte The Edge (chitarrista), Adam Clayton (bassista) e Larry Mullen Jr. (batterista).Nella loro carriera hanno venduto più di 170 milioni di dischi e ricevuto il maggior numero di Grammy Award per un gruppo, con 22 premi.Nel 2005, appena raggiunto il termine minimo dei 25 anni di carriera, sono stati introdotti nella Rock and Roll Hall of Fame.Fin dagli esordi, gli U2 si sono occupati della questione irlandese e del rispetto per i diritti civili, improntando su questi temi anche buona parte della loro attività artistica. Inoltre gli U2 sono tra i pochi gruppi internazionali a potersi vantare di aver sempre mantenuto la propria formazione originale.Secondo una statistica pubblicata dalla rivista Billboard, gli U2 – nell’arco di tempo che va dal 2000 al 2009 – sono la seconda band che ha incassato di più con una stima di 736 milioni di dollari,(dietro solo ai Rolling Stones) nonché l’unica ad aver ottenuto tutti i concerti “sold-out”, sempre nello stesso arco di tempo.[Secondo la lista “Money makers” pubblicata dalla stessa rivista Billboard, gli U2 sono anche la band che nel 2009 ha ottenuto più guadagni tra vendite dell’album e i biglietti dei concerti. La band irlandese infatti, con 109 milioni di dollari guadagnati, ha quasi doppiato Bruce Springsteen che si attesta al secondo posto.Anche la relazione annuale del 2010 di Forbes relativa ai guadagni dei musicisti di maggior fama li pone al primo posto, attribuendo loro incassi lordi complessivi per 311 milioni di dollari nel solo 2009.

L’IMPEGNO ;Oltre alla musica la band di Dublino è sempre stata impegnata politicamente e socialmente. Soprattutto il leader Bono: campagne contro il debito dei Paesi africani, dichiarazioni contro la guerra e concerti per beneficienza.

CURIOSITA’.

  1. «Cercasi musicisti»: L’avviso messo sulla bacheca della scuola.

La loro storia ha un inizio semplice, comune a migliaia di band. Il 25 settembre Larry Mullen jr. mette un avviso nella bacheca della sua scuola, la prima non confessionale d’Irlanda: «Cercasi musicisti per fondare band». Rispondono Dave Evans, poi The Edge, Adam Clayton, bassista, e Paul Hewson, cantante, ribattezzato Bono Vox, omaggio a un negozio di apparecchi acustici di una via del centro di Dublino. I quattro sono giovanissimi: Mullen ha 14 anni, The Edge 15, Clayton e Bono 16. Cominciano sotto il nome di Feedback, poi Hype e infine U2, dal nome di un tipo di aerei spia americani della Seconda guerra mondiale.

  1. I will follow: la prima canzone di Bono è dedicata alla madre.

La svolta per il Bono scrittore è la canzone I will follow, scritta dopo la morte della madre nel 1974. Registrata due settimane prima dell’uscita nel 1980 di Boy è scritta dal punto di vista della madre e parla dell’eternità dell’amore di una madre verso il figlio. È una delle canzoni a cui Bono è più legato e l’unica a essere stata eseguita live in tutti i tour della band.

  1. The Edge: il chitarrista è una delle chiavi del successo degli U2.

Oltre alla voce di Bono, la chitarra di The Edge è uno dei motivi del successo degli U2. Lo stile graffiante del chitarrista ha fatto scuola con i suoi riff semplici, diretti, fatti di poche note, ma incisive. Esemplare l’intro di Where the streets have no name: poche note ripetute velocemente in un riff ipnotico che arriva diretto all’ascoltatore. The Edge si diletta anche nel canto, facendo spesso i cori nelle canzoni sia in studio che durante i live.

  1. Pride (in the name of love): dedicata al reverendo Martin Luther King.

È forse la canzone più famosa del gruppo: la parte vocale cantata da Bono con enfasi e trasporto si fonde perfettamente con il memorabile fraseggio chitarristico di The Edge. È una commossa dedica a Martin Luther King, insieme a MLK, traccia conclusiva di The unforgettable fire. Bono l’ha scritta dopo aver visitato a Chicago la mostra commemorativa sul reverendo afroamericano.

  1. Il cappello: 1.700 euro di biglietto aereo e taxi per averlo con sé

Uno degli aneddoti più curiosi su Bono riguarda il suo cappello. Secondo la leggenda Bono, dopo aver dimenticato a Londra il suo cappello preferito, se lo è fatto spedire pagando al suo copricapo un biglietto aereo di prima classe e il taxi dall’aeroporto all’albergo, per un totale di 1.700 euro. Tutto questo per non suonare senza il suo cappello preferito.

  1. L’amicizia con Mandela e le critiche di Ozzy Osbourne

Da sempre attivo nel sociale, Bono è stato spesso accusato di ipocrisia, di essere uno che predica bene e razzola male. Tra questi critici ce n’è uno celebre, Ozzy Osbourne, leader dei Black Sabbath, che dopo la morte di Nelson Mandela nel 2013 ha dichiarato: «Non mi immischio con la politica, lascio che sia Bono a farlo», ha spiegato.

  1. Fuga dal fisco: la band sposta il patrimonio in un paradiso fiscale

Bono e compagni hanno avuto qualche problema con il fisco irlandese. La controversia è nata nel 2006 quando il gruppo ha spostato il suo patrimonio multimilionario nel paradiso off-shore delle Antille Olandesi. A stupire non è tanto la scelta, quanto l’incoerenza rispetto alle dichiarazioni fatte da Bono contro le politiche liberiste del governo irlandese.

  1. La sperimentazione di Achtung baby

Nel 1991 Bono e compagni abbandonano il rock immediato e chitarristico che li aveva resi famosi. La produzione del disco è affidata a due guru: Daniel Lanois, già collaboratore della band, spalleggiato dal genio Brain Eno. Gli U2 registrano presso gli Hansa Studius, i celebri studi nei quali David Bowie ha registrato, sempre con Eno, la sua trilogia berlinese. Se Eno è il ‘quinto’ U2, il fotografo Anton Corbijn fa il ‘sesto’ firmando la copertina-collage, costruita sulle immagini di un viaggio a Santa Cruz e in Marocco. Gli U2, da qui in poi, non sono più semplici musicisti, ma una macchina artistica a 360° con grande attenzione per l’immagine, la fotografia e le grafiche.

  1. Songs of innocence: il disco apparso magicamente su Itunes

Il 9 settembre 2014 tutti gli utenti di Itunes, il programma per sentire la musica di Apple, si sono ritrovati nella libreria un album nuovo, che non avevano né comprato né chiesto: era Songs of innocence degli U2, presentato lo stesso giorno da Bono e soci insieme a Tim Cook durante l’evento per promuovere l’Apple Watch. Il ‘regalo’, frutto di un accordo multimilionario con la società di Cupertino, non è andato a genio a tutti: molti hanno chiesto la rimozione dell’album a Apple e hanno contestato la scelta di marketing degli U2 di imporre l’album agli ascoltatori.

  1. Peter Rowen: il bambino che appare sulle cover di Boy e War

In due dischi gli U2 hanno usato le foto del fratello di un loro amico come cover. Il ragazzino innocente sulla copertina di Boy è Peter Rowen, fratello minore di Guggi dei Virgin Prunes, gruppo post punk tra i preferiti di Bono a inizio carriera. Nella foto usata è il simbolo dell’infanzia e dell’innocenza. Tre anni dopo, sulla copertina di War, sarà il simbolo della ribellione.

 

SIGNIFICATO NOME:

U2: ci sono diverse interpretazioni per l’origine del nome; la più comune è che significhi “you too” ovvero “anche tu” per sottolineare il ruolo del pubblico nell’esperienza musicale del gruppo. Un’altra ipotesi: sarebbe il nome di un modulo per l’iscrizione alle liste di collocamento in Irlanda.Sembra però che il nome sia stato suggerito dal cantante dei The Radiators Steve Averill, ispirato al celebre aereo spia americano degli anni ’60. La band si chiamava precedentemente Feedback e pare che, indecisi se mantenere il vecchio nome o abbracciare il nuovo, il gruppo abbia rimesso la scelta al pubblico di un proprio concerto per alzata di mano.

I BRANI MIGLIORI:

  1. New Years’ day
  2. Sunday Bloody Sunday
  3. Pride
  4. With Or Without You
  5. Where The Streets Have No Name
  6. One
  7. Beautiful Day
  8. Vertigo
  9. City Of Blinding Lights
  10. Every Breaking Wave

 

R.E.M.

I R.E.M. sono stati un gruppo rock statunitense attivo dal 1980 al 2011. Formatosi ad Athens (Georgia) il 5 aprile 1980 (data riconosciuta dalla stessa band come atto di fondazione vera e propria del gruppo, che provava assieme sotto diversi nomi già dal 1979), la sigla R.E.M. sta per rapid eye movement, la fase del sonno in cui si sogna; i componenti del gruppo scelsero tale nome anche perché “suonava bene”. La pronuncia inglese è lettera per lettera , ma in italiano viene generalmente pronunciata come acronimo (“rèm”).Nell’arco degli ultimi 25 anni, i R.E.M. sono stati riconosciuti come uno dei gruppi più importanti per la definizione dell’estetica della musica underground e indie degli Stati Uniti. La loro influenza, infatti, si estende ancora oggi su moltissime formazioni, etichette e scene musicali.Il gruppo ha virtualmente definito l’espressione “rock alternativo” degli anni ottanta (college rock) , dimostrando alle stazioni radio, un po’ alla volta, che trasmettere brani con prevalente uso delle chitarre non era una cosa negativa.Nella loro trentennale carriera hanno venduto all’incirca 85 milioni di dischi.John Michael Stipe Leader del gruppo nasce a Decatur, in Georgia, Usa, il 4 gennaio del 1960. Cantante americano, è il leader indiscusso del celebre e acclamato gruppo rock dei R.E.M., di cui è autore anche di gran parte dei brani, nei quali è riconoscibile lo stile immaginifico che da sempre li ha accompagnati. Appassionato di arte visuale, che non manca di praticare per proprio conto, fotografo, produttore cinematografico, è spesso curatore di molti aspetti grafici riguardanti i progetti della sua band, si tratti di copertine, di scenografie o di altro.Studente d’arte, Stipe si appassiona alla musica ascoltando la grande artista Patti Smith. È l’album “Horses” nel 1975 ad aprirgli la strada della musica, di cui si innamora perdutamente. Il giovane Michael all’epoca ha appena quindici anni, ma gli bastano per intravedere nella cantante statunitense e nel suo lavoro discografico una vera e propria svolta. “Horses” infatti, è il primo disco di Patti Smith, ed è considerato una pietra miliare nella storia del rock, tale da aver aperto la strada a nuove sonorità, come lo stesso punk, mediante un nuovo linguaggio musicale. Questo modo di fare rock diventa, di fatto, la grande ispirazione del futuro fondatore dei R.E.M.Tra la fine del periodo scolastico e i primi anni ’80, Stipe si dà da fare come studente d’arte, cercando la sua strada ora nella musica, ora nelle performance d’arte visiva. Contemporaneamente, intorno al 1979, in un momento in cui in America imperversano le importazioni di rock e new wave britannico, Michael Stipe cerca di uscire dal recinto delle cosiddette “college band” e, con i suoi R.E.M., che prendono il nome dalla fase del sonno veloce caratterizzata dal rapido movimento della pupilla (come si evince dalla sigla stessa), si butta on the road, per confrontarsi in giro e con qualsiasi tipo di pubblico.Tra 1980 e il 1982, a bordo di un furgoncino “Dodge” modello 1975, senza un soldo in tasca, la band guidata da Stipe fa il giro degli States, suonando un po’ dovunque gli capiti. Suonano nei luoghi più malfamati del Sud, fino ad esibirsi anche nella base aerea militare di Wichita Falls, in Texas, dove ricevono la dura accoglienza dei marines.Ad ogni modo, nel 1982 arriva la prima uscita discografica del gruppo, dopo il singolo “Radio Free Europe”, ed è il disco “Chronic Town”, nel quale compaiono già alcuni brani che esprimono lo stile della band, a quel tempo ancora non proprio matura ma già di grande talento.L’album della svolta è “Murmur”, il quale arriva esattamente l’anno dopo. È una svolta non solo per Stipe e gli altri, ma per l’intero rock a stelle e strisce. La nota rivista musicale “Rolling Stone” lo consacra immediatamente “disco dell’anno”, sopra ai colossi commerciali “Thriller” di Michael Jackson e “Synchronicity” dei Police (di Sting). Il merito non è solo del leader della band, ma anche del talento dei suoi musicisti, come il chitarrista Peter Buck, il bassista Mike Mills, il batterista Bill Berry: tutto si accorda al cantilenare nuovo e assolutamente inimitabile di Michael Stipe. Il mix di acustica ed elettronica, melodia e ritmo, rock e psichedelica è ben riuscito, e brani come “Radio Free Europe”, “Pilgrimage” e, soprattutto, “Talk About The Passion”, entrano letteralmente nella storia. “Murmur” diventa la pietra angolare della stessa produzione successiva della band di Stipe e, anche, di moltissimo altro indie rock futuro.

In “Reckoning”, del 1984, cresce la forza espressiva di Stipe, anche se il disco risulta essere inferiore al precedente, pur producendo alcune canzoni di successo. Stesso discorso con il lavoro del 1985, prodotto a Londra da Joe Boyd, dal titolo “Fables Of The Reconstruction”, nel quale la band perde un po’ della sua originalità, risultando talvolta di maniera. A questo punto, una svolta per i R.E.M è data dall’album “Lifes Rich Pageant”, del 1986, che consacra Stipe come dominatore della scena indie e lo lancia come cantore in difesa dell’ambiente, tema che diventa da questo momento quello predominante non solo nelle sue uscite live musicali, ma in tutte le sue apparizioni in pubblico. Impegno sociale, politico ed ambientale sono lo sfondo della canzone più importante dell’album, che in un proprio verso recita: “Uniamoci e costruiamo un nuovo paese“. È “Cuyahoga”, un vero e proprio inno ecologista, in difesa degli indiani d’America ma anche di tutte le minoranze che devono fare i conti, loro malgrado, con le trascuratezze dell’uomo moderno. È, in pratica, la strada che porterà di lì a poco Stipe a cantare “Fall on me”, canzone simbolo e punto di riferimento di tutte le lotte ambientaliste non solo degli anni ’80.

Intanto, nel 1988, Michael si dà da fare in veste di produttore discografico, interessandosi e finanziando il primo album dello storico gruppo Hugo Largo, nel quale figura anche la sua voce in un paio di brani. Arrivano anche “Document” e “Green”, rispettivamente nel 1987 e nel 1988, entrambi album importanti, soprattutto il secondo, nel quale la scelta ambientalista diventa ormai una fede manifesta.

Il boom internazionale poi, giunge durante la prima guerra del Golfo, dopo anni e anni di politica e lotte sociali cantate dalla band, con l’album del trionfo mondiale, “Out Of Time”, datato 1991. Il disco, forte della famosissima “Losing my religion”, numero uno in Usa, vende oltre 15 milioni di copie. Nello stesso album c’è anche il valzer “Shiny Happy People”, nel quale Stipe duetta con Kate Pierson dei B-52’S, accompagnato da un videoclip molto amato dal pubblico.

L’anno dopo, è la volta del cupo e diversissimo album “Automatic For The People”, quasi rappresentato in carne dallo stesso cantante e leader della band, magro e pallido e su cui cominciano a cadere alcune dicerie, come quella, vera e confermata dallo stesso Stipe, che lo vuole omosessuale, e l’altra, mai confermata, che lo vedrebbe sieropositivo.

Il 1994 è l’anno di “Monster”, che vira verso un sound molto più forte, forse influenzato dalla nascente scena grunge, Nirvana su tutti. Verso la fine degli anni ’90, complice anche un contratto milionario con la Warner, che promette ottanta milioni a patto di un disco ogni biennio, la band si perde nettamente, anche a causa dell’uscita di scena di un loro punto di riferimento, il batterista Bill Barry. È l’inizio di un declino di qualità e vendite, con album molto al di sotto del loro talento, come “Up”, “Reveal” e “Around The Sun”. Si arriva così a “Reveal”, del 2001, che non riesce a rialzare il livello. Alla batteria c’è Joey Waronker, ma il gruppo ritrova solo vagamente il proprio piglio, come in “The lifting”. Stessa cosa per “Around The Sun”, del 2004, che ha come singolo “Leaving New York”: una ballata alla R.E.M che però non aggiunge nulla di nuovo.Nello stesso anno, alla vigilia delle elezioni presidenziali statunitensi, Michael Stipe partecipa assieme ad altri artisti statunitensi al progetto “Vote for Change”, una serie di concerti di informazione per fare da propaganda al candidato democratico John Kerry. Intanto, Stipe si lega al suo compagno, con cui vive da tempo a New York, il fotografo Thomas Dozol.

Con “Accelerate”, del 2008, la band ritrova una certa energia, interpretando in appena 35 minuti le canzoni più veloci e d’impatto della loro storia.I ritmi, però, rallentano bruscamente con l’ultimo disco “Collapse Into Now”, il quale si rivela un fiasco, anche per il tono eccessivamente meditativo. Nel frattempo però, nonostante il declino del gruppo, Michael Stipe è sempre più presente sulla scena mondiale per il suo impegno sociale e ambientale. Inoltre, si dà da fare nel mondo del cinema, producendo film d’autore, tra cui si ricordano “Velvet Goldmine” ed “Essere John Malkovich“.

È il padrino di Frances Bean Cobain, figlia di Kurt Cobain, suo grande amico, oltre che della cantante ed ex moglie del leader dei Nirvana, Courtney Love.Nel settembre del 2011, a sorpresa arriva l’annuncio dello scioglimento della band, dopo oltre trent’anni di musica insieme. Un commiato sincero, il quale viene accompagnato dall’annuncio di un ultimo disco in uscita per il 15 novembre, dal titolo “Part lies, part heart, part truth, part garbage 1982-2011”: un doppio con i migliori successi.

CURIOSITA’:

A quanto pare, il brano più triste sarebbe la – splendida – “Everybody hurts” degli R.E.M. Automatic for the people è il motto di una tavola calda. Michael Stipe, frontman dei R.E.M. e figura quasi leggendaria, ha avuto una formazione musicale come tutti noi comuni mortali. Vi siete mai chiesti cosa ascoltasse da ragazzo? Stipe stesso, più volte, ha confessato che da ragazzo era più facile che ascoltasse i Banana Splits o i Monkees, piuttosto che cose più canoniche. Un compagno della scuola d’arte ricorda che nel 1978, durante gli ultimi colpi di coda del punk, Stipe aveva una passione per il singolo “Ça Plane Pour Moi” di Plastic Bertrand: la cosa meno di trendy e cool che potesse venirti in mente! “Non è una leggenda, è vero. Il suo nome era Kathleen O’Brien ed era l’ex fidanzata di Peter Buck (il chitarrista, ndr). Lei poi ha iniziato a uscire con Bill (Berry, il futuro batterista, ndr). Peter e Bill erano a caccia di un cantante e di un chitarrista e lei sapeva che Peter e Michael (Stipe, il cantante, terzo e ultimo, ndr) stavano cercando una sezione ritmica e così li ha messi in contatto. Il loro primo concerto è stato a una festa”.

IN UN INTERVISTA: Avete da sempre un amore particolare per l’Italia, e degli amici come Francesco Virlinzi, scopritore di Carmen Consoli e creatore dell’etichetta Cyclope…

“Sì (in italiano). Francesco amava la musica e la fotografia ma è scomparso troppo presto. Quando perdi gli amici sai che devi essere felice per il tempo che hai. Ho ancora i dischi di Carmen Consoli e dei Flor De Mal, ottimi artisti”.

Barba lunga e ispida da eremita (o da senzatetto, per i più prosaici), un piercing dorato che ciondola come altro dal naso, sguardo cupo e malinconico, trincerato dietro gli occhiali neri da hipster. Così si presenta l’ex leader dei R.E.M. Michael Stipe su Instagram, in un profilo ufficiale creato qualche settimana fa, ma che già sta creando scalpore in rete. Motivo? Il cantante, di cui gli ultimi anni trascorsi in «pensione», lontano da palchi, microfoni e riflettori (il gruppo si è sciolto nel 2011 dopo 31 anni di carriera), appare irriconoscibile e invecchiato. E non solo a causa dell’età. Al suo fianco, i colleghi e amici Bono e The Edge, immortalati con lui in alcuni selfie, sembrano ragazzini. E invece sono quasi coetanei.

Molti, però, sono i commenti sbigottiti dei fan. Che si e gli domandano: «Ma cosa diavolo ti è successo, Michael?».  Qualcuno salvi il soldato R.E.M. Qualcuno lo convinca a tornare a suonare. O, almeno, a tagliarsi la barba.

SIGNIFICATO NOME:

Una sera Michael prese il dizionario e dopo i primi tentativi andati a vuoto se ne venne fuori con R.E.M. Il suono ci piaceva ma nessuno di noi sapeva che cosa volesse dire, guardammo sul dizionario: “Rapid Eye Movement”, ovvero quando dormi e al tempo stesso stai sognando: “Ok, è questo!”, eravamo tutti d’accordo”

 

I BRANI MIGLIORI:

Gardening at Night da Chronic Town, 1982

Partiamo da uno dei brani forse meno noti del gruppo, anche perché non è mai stato incluso in alcun disco ufficiale, almeno fino ai recenti best che hanno chiuso la carriera della band: Gardening at Night comparve infatti solo nel primo EP, Chronic Town, pubblicato nel 1982 dalla I.R.S., la prima vera casa discografica a metterli sotto contratto. E se anche il pezzo è stato eseguito spesso dal vivo ed inserito, in varie versioni, in raccolte di rarità, b-sides ed inediti, la sua fama è aumentata esponenzialmente tra i fan più agguerriti della band, che l’hanno reso in un certo senso il simbolo dello stile un po’ timido e un po’ pronto ad esplodere dei R.E.M. di quegli anni.Considerata da Stipe e soci come la loro prima vera canzone – tanto è vero che l’hanno suonata anche quando sono stati introdotti nella Rock and Roll Hall of Fame, nel 2007 –, Gardening at Night nacque, secondo la testimonianza del batterista Bill Berry, durante un viaggio di ritorno dopo uno dei loro primi concerti: mentre lui guidava, uno degli altri componenti del gruppo gli chiese di accostare, perché doveva mettersi a fare “giardinaggio notturno”, cioè liberare la vescica. Da lì venne lo spunto iniziale, che fu poi completato, secondo la leggenda, su un materasso posto davanti alla chiesa di Oconee Street ad Athens, in compagnia di tre accordi e una confezione da sei di birra (secondo quanto riportato questa volta da Peter Buck).

Driver 8 da Fables of the Reconstruction, 1985

Se il 1982 era stato l’anno in cui i R.E.M. avevano iniziato a farsi conoscere, il 1983 e il 1984 erano stati gli anni in cui erano diventati, improvvisamente, i capofila del college rock, una nuova ondata di musica che non si poteva più nemmeno definire solo post-punk, ma che proponeva qualcosa di veramente alternativo rispetto alla tradizione pop e rock consolidata. Murmur e Reckoning erano stati infatti due grandi successi di critica, ma gli entusiasmi vennero in parte raffreddati nel 1985, quando uscì Fables of the Reconstruction, un album atipico, che metteva da parte la ritmica jangle pop dei primi dischi per una virata quasi folk e intimista (e che per la prima e unica volta non veniva registrato negli States, ma a Londra).Il disco vendette molto bene e non fu affatto stroncato dalla critica, ma furono gli stessi membri della band, per molto tempo, a ritenerlo un disco non riuscito. Ciononostante, al suo interno si trova uno dei pezzi più rimarchevoli di quella fase della carriera dei R.E.M., Driver 8, un brano che parla dei paesaggi del sud degli Stati Uniti visti da un treno; un brano in cui ha un peso notevole il riff di chitarra, che crea un’atmosfera e un ritmo molto particolari. Tra l’altro, per stessa ammissione di Peter Buck il giro di accordi della strofa di Imitation of Life, singolo sempre dei R.E.M. del 2001, è involontariamente ripreso da quello di Driver 8, segno che il brano ha lasciato a lungo il segno sui componenti della band.

It’s the End of the World As We Know It (And I Feel Fine) da Document, 1987

L’ultima canzone del “periodo I.R.S.” che abbiamo scelto è anche la più strana e, forse, più famosa: It’s the End of the World As We Know It (And I Feel Fine), pubblicata all’interno di Document, straordinario album uscito nel 1987 e maggior successo commerciale fino a quel momento della band della Georgia. Primo disco prodotto assieme a Scott Litt, che sarebbe diventato il compagno in cabina di regia di tutti i loro maggiori successi (fino a New Adventures in Hi-Fi), l’album presentava un suono più decisamente rock rispetto ai precedenti e fu di fatto il lavoro che preparò la strada a molti dei cambiamenti che avrebbero poi permesso ai quattro di sfondare.Canzone dal testo straordinario che non a caso è stato ripreso più e più volte (anche nel titolo di un episodio di Grey’s Anatomy e nella celebre cover di Ligabue), It’s the End of the World As We Know It (And I Feel Fine) è una specie di versione moderna della famosa Subterranean Homesick Blues di Bob Dylan e nacque come evoluzione da una canzone molto simile per tempo e ritmica, a quel tempo intitolata PSA e pubblicata molti anni dopo col titolo di Bad Day. Proprio questo testo, quasi un flusso di coscienza in cui emergono alcuni elementi ricorrenti (come le persone che hanno per iniziali le lettere L. e B., come Leonard Bernstein, Leonid Brežnev, Lenny Bruce e Lester Bangs), è probabilmente il più studiato tra le sempre criptiche composizioni di Michael Stipe.

Losing My Religion da Out of Time, 1991

E ora arriviamo ai pezzi forti, ai brani che hanno catapultato i R.E.M. sulla vetta delle classifiche e per i quali sono ancora oggi maggiormente ricordati. Losing My Religion è probabilmente il più celebre tra questi, primo singolo del disco Out of Time, il secondo pubblicato dalla band – nel 1991 – per la Warner Bros. Una canzone che nacque abbastanza casualmente, visto che il tema musicale fu scritto da Peter Buck mentre riascoltava alcune registrazioni casalinghe effettuate mentre strimpellava un mandolino appena comprato; una canzone anche spesso fraintesa, almeno a livello di testo.Il titolo e il videoclip diretto da Tarsem Singh, infatti, lasciano pensare che la canzone abbia un tema religioso, ma in realtà l’espressione losing my religion è un modo di dire tipico del sud degli Stati Uniti, ed equivale a “sto perdendo la pazienza”. Nelle intenzioni di Michael Stipe, infatti, il brano sarebbe una canzone sull’amore non corrisposto, ma c’è anche da dire che le liriche del frontman raramente risultano comprensibili senza una sua adeguata spiegazione. La canzone – che la Warner non voleva assolutamente lanciare come primo singolo e uscì solo grazie alle insistenze della band – divenne il maggior successo di sempre dei R.E.M., arrivando alla posizione numero 4 della classifica USA e venendo nominata da varie riviste come una delle migliori canzoni dell’anno, spesso appena dietro Smells Like Teen Spirit dei Nirvana.

Nightswimming da Automatic for the People, 1992

Concludiamo con una canzone tratta da quello che è probabilmente l’album più bello dei R.E.M., Automatic for the People: vari sono infatti i brani che avremmo potuto estrarre dal disco del 1992, come Everybody Hurts, Man on the Moon o Drive, ma alla fine abbiamo optato per una ballata romantica e malinconica come Nightswimming, che ci sembra completi bene il quadro su una band capace di passare dalla nostalgia all’aggressività, dalla delusione al romanticismo (mai troppo melenso) nello spazio di poche note.La canzone nacque da un riff suonato al pianoforte dal bassista Mike Mills durante le sessioni di registrazione di Out of Time, un riff che attrasse l’attenzione di Michael Stipe, che decise di accompagnarlo con un testo carico di rimpianto che ricorda un’epoca giovanile in cui si andava a nuotare nudi di notte assieme agli amici. La canzone ha una struttura piuttosto semplice ma allo stesso tempo suggestivo: nella prima parte la voce di Stipe è accompagnata solo dal piano di Mills; poi si introducono un oboe – suonato da Deborah Workman – e degli archi, secondo un arrangiamento scritto da John Paul Jones, l’ex bassista dei Led Zeppelin.

 

RAMONES

I Ramones sono stati un gruppo musicale statunitense formatosi a Forest Hills, nel Queens (New York), intorno al marzo 1974. Il gruppo fu fra i fondatori del movimento punk rock newyorkese e uno dei più influenti gruppi del genere.Tra il 1974 ed il 1996 i Ramones eseguirono 2.263 concerti, con una media di due concerti a settimana. Nel 1996, con più di dieci album alle spalle, il gruppo si sciolse. I quattro membri originari, Joey, Dee Dee, Johnny e Tommy, morirono nei due decenni successivi.I loro unici dischi d’oro sono stati la raccolta Ramones Mania ed il DVD del 2004 Ramones: Raw. L’apprezzamento per il gruppo ha avuto un rilancio intorno al 2000: a partire da quel momento gli album della band compaiono regolarmente nelle liste dei “migliori di tutti i tempi” in molte riviste musicali autorevoli, come Rolling Stone, che nel 2003 ha posto la band al 26º posto nella sua classifica dei 100 migliori artisti musicali di sempre. 

CURIOSITA’:

I Ramones hanno suonato oltre 2.263 concerti in circa 22 anni, non si sono mai fermati. Le volte in cui hanno preso una pausa, sono sempre successe cose strane (come quando Joey Ramone è diventato un agente di borsa a fine anni ’90).

 ll loro famosissimo pezzo “Sheena is a Punk Rocker”, edito nel maggio 1977, è stato usato nel film Pet Sematary, basato sul romanzo di Stephen King. Nel film, un camionista che di lì a poco investirà un bambino, è distratto dalla canzone trasmessa in radio.

L’album d’esordio

L’omonimo album d’esordio “The Ramones” è costato solo 6.400 dollari ed è stato registrato in una settimana. Probabilmente il numero di band al mondo influenzate da quel disco sono molte di più dei dollari che ci sono voluti a produrlo.

I Ramones sono stati protagonisti del film “Rock’n’Roll High School”, che è anche il titolo della loro canzone usata come sigla. Il film è una commedia del 1979 prodotta da Michael Finnell e diretta da Allan Arkush. La trama gira attorno alla Vince Lombardi High School, dove gli studenti fan del rock’n’roll fanno impazzire professori e dirigenti scolastici.

Le strade

A New York un isolato di East 2nd Street è stato rinominato Joey Ramone in onore della leggenda punk rock. La zona è stata sede del famoso punk club CBGB, oltre ad essere stato il luogo dove Joey e Dee Dee Ramone hanno abitato.

I Simpsons

I Ramones sono apparsi in un episodio dei Simpson dove si esibiscono per la festa di compleanno di Burns. Cantano “Happy Birthday” in versione punk e alla fine il signor Burns dice a Smithers: “Uccidete i Rolling Stones!”

La vecchiaia

Uno dei motivi per cui i Ramones si sono sciolti è perché Johnny ha confessato di non voler diventare una di quelle band vecchie e tristi. Ha amato i Rolling Stones, ma non ha mai apprezzato i loro ultimi anni.

SIGNIFICATO NOME:

Il nome The Ramones viene da “Paul Ramon,” lo pseudonimo usato da Paul McCartney per fare i check-in negli hotel senza essere scoperto dalla stampa.

 

I BRANI MIGLIORI:

I Wanna Be Sedated